La protesta
Col fiato sospeso i sessanta dipendenti Sia
Dopo le ferie la storica concessionaria di auto non riaprira i battenti. Si va verso il concordato
PRATO. Dopo la Mercedes e, in parte, la Fiat, anche un colosso come Volkswagen ha deciso di sganciarsi da Prato. La concessionaria Sia (Società italiana automobili), che ha una sede operativa anche a Pistoia e che per 40 anni ha venduto le auto col marchio della W nella sede di via Traversa Pistoiese, e quelle con le quattro palle, cioè le più lussuose Audi, nella sede di via Galcianese, di fatto non riaprirà.
Finite le ferie estive, i due saloni si limiteranno a consegnare le auto già presenti in magazzino, in attesa della risposta del Tribunale sull’istanza di concordato preventivo presentata dalla società lo scorso 8 luglio. In ballo ci sono anche una sessantina di posti di lavoro, i dipendenti impiegati nelle due sedi pratesi e in quella pistoiese della Sia. Per loro il futuro è incerto, ne sapranno qualcosa di più tra qualche settimana, quando si capirà se è possibile trovare un accordo coi creditori.
L’accordo più importante, quello con la Volkswagen, intanto è già stato trovato. Lo rende noto il professor Lorenzo Stanghellini, che per conto della Sia sta curando l’istanza di concordato. «A fine luglio è stata trovata un’intesa con la casa automobilistica tedesca - spiega il commercialista - e questo rende tutto un po’ più facile. Le concessionarie continueranno a consegnare le auto in magazzino, ed entro dicembre ci aspettiamo una risposta sulla domanda di concordato».
Prosegue normalmente anche l’attività del Service Sia, cioè la manutenzione delle auto dei clienti, nella sede di via Galcianese.
«La società ha un grosso patrimonio - dice Stanghellini - e conta di uscire ordinatamente dal mercato. Se verrà accettato il concordato e si troverà un accordo coi creditori, nulla vieta che i proprietari ripartano con un’altra iniziativa imprenditoriale».
Questo sperano i dipendenti, che così potrebbero avere uno sbocco occupazionale, ma ancora troppo presto per dirlo.
A far precipitare la situazione, com’era accaduto per la concessionaria Mercedes Fineschi, è stata la decisione di Volkswagen di revocare il mandato di vendita esclusiva del marchio. E la decisione è la conseguenza di un brusco calo delle vendite. Un colpo che, come si diceva, va ad aggiungersi ad altri due. Era la fine di maggio del 2011 quando accadde l’impensabile: la storica concessionaria Fineschi, da mezzo secolo sinonimo di Mercedes a Prato, viene messa in liquidazione dopo che i tedeschi hanno revocato il mandato. Si pensava che non potesse mai accadere, che anche sotto i colpi della crisi generale, almeno i ricchi cinesi avrebbero salvato la concessionaria pratese, ma così non è stato. (p.n.)
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