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«Hanno fatto il possibile per salvarla»

«Hanno fatto il possibile per salvarla»

Ieri nella chiesa di San Giovanni l’addio a Lidia Maestrelli, morta a 37 anni durante il viaggio di nozze negli Stati Uniti

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MONTALE. Erano tutti là, amici e parenti, uniti nel ricordo di Lidia. Fuori dalla chiesa di San Giovanni, attendevano il suo arrivo, come un mese e mezzo fa, quando, assieme al fidanzato Alessio, aveva, con il matrimonio, coronato il sogno di una vita. Quella stessa vita che, qualche settimana più tardi, l’avrebbe abbandonata, a causa di un aneurisma, lontana da casa, nell’ovest degli Stati Uniti.

Celebrati ieri mattina i funerali di Lidia Maestrelli, tristemente nota per la sua tragica scomparsa durante il viaggio di nozze. Sono passate due settimane da quel giorno fatale nello Utah, un tempo necessario a compiere i dovuti accertamenti medici e a riportare la salma in Italia, sepolta ieri nel cimitero di Montale per decisione della famiglia.

«L’unica consolazione a questa amara vicenda – ha affermato il marito Alessio Ammannati – è stata la consapevolezza che almeno si è cercato di fare tutto il possibile per salvarla».

La donna, che non ha mai sofferto di gravi problemi di salute, si è accasciata a terra, all’improvviso, durante una delle tante tappe del loro viaggio in camper, e a nulla è valso l’intervento dei medici dell’ospedale “University of Utah Health Care”. Con la sua morte scompare anche un sogno di vita comune, iniziato otto anni fa con Alessio, quando da Firenze decise di trasferirsi a Montale per convivere con il suo futuro sposo. Con Lidia, i genitori, che non avevano altri figli, hanno perso il tesoro più grande. Alla disperazione, però, i parenti hanno saputo accompagnare la forza di andare avanti.

Nella sua omelia, don Paolo ha paragonato la donna al fiore che adornava il suo feretro: il girasole. Il fiore, infatti, che si schiude alle prime luci dell’alba e segue il sole per tutto il suo tragitto, rappresenta la luce e, nel caso di Lidia, un ricordo di quel carattere brillante e gioioso che l’aveva accompagnata per tutta la vita. Una vita durata poco, spezzata nella stagione più bella da un male che non avverte e che lascia dietro di sè soltanto una scia di inesauribile dolore. Ma, come ha ricordato il parroco, è necessario sentire la sua presenza, pensare che in fondo non si è allontanata molto, quasi fosse nascosta nella stanza accanto e da lì continuasse ad assistere i suoi cari come ha sempre fatto.

Massimo Vitulano

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