Toscana
Dopo la rapina la bella vita a Saint Tropez
Arrestato a Ventimiglia dagli investigatori della questura di Pistoia il bandito autore del colpo alla Caripit di Candeglia
PISTOIA. «Se mi prendono, o sparo io o sparano loro. Staremo a vedere chi fa prima». Parole di qualcuno che crede di non avere ormai più nulla da perdere. Deciso a strappare alla vita tutto il possibile, prima di finire ammazzato o di nuovo in galera. Ed è proprio dietro le sbarre che ieri mattina è finito Paolo Anfossi, 59 anni, di ritorno da Saint Tropez dopo aver speso tra casinò, alberghi di lusso e ristoranti, il bottino della rapina messa a segno martedì mattina alla filiale di Candeglia della Cassa di risparmio di Pistoia e della Lucchesia, assieme a quello che gli aveva fruttato il colpo compiuto il giorno dopo al Monte dei Paschi, a Porcari: in tutto 6.000 euro.
A fare scattare le manette ai polsi del pluripregiudicato d’origini liguri, sono stati, alla stazione ferroviaria di Ventimiglia, gli investigatori della questura di Pistoia, certi che l’uomo stesse tornando in treno dalla Francia per compiere altre rapine in banca: nelle telefonate fatte a un’amica e intercettate dai poliziotti della Squadra mobile, manifestava chiaramente le sue intenzioni di mettere a segno un colpo al giorno, dal lunedì al venerdì, per racimolare più soldi possibile da godersi facendo la bella vita.
Il fermo di polizia giudiziaria disposto dal procuratore capo facente funzioni Giuseppe Grieco è stato eseguito alle sette e mezzo di ieri mattina: troppo forte il rischio di reiterazione del reato e di fuga, nonché la pericolosità sociale di Paolo Anfossi. Nativo di Imperia, l’uomo era uscito dal carcere di Pisa lo scorso luglio, dopo aver scontato una condanna per rapine in banca commesse a Chiavari. Nonostante risulti formalmente residente a Capannori, non aveva una fissa dimora, e si spostava tra le province di Pistoia, Prato e Lucca tra pensioni e abitazioni di conoscenti. In una delle telefonate intercettate dalla polizia spiegava come le rapine lui le facesse sempre e solo con il taglierino, lasciando ogni volta la pistola fuori dalla banca. Considerando i suoi precedenti per traffico di armi, un’ipotesi giudicata estremamente realistica dagli investigatori della questura quella che l’uomo girasse armato di pistola, considerando anche il tenore della telefonata in cui parlava di un eventuale scontro a fuoco con la polizia.
Anfossi, oltre che della rapina a Candeglia e di quella a Porcari (entrambe con bottino di 3.000 euro), è accusato anche del colpo fallito al Credito Valtellinese di Prato, dove, lunedì mattina, è stato messo in fuga dalla reazione dei cassieri.
Come ha spiegato ieri in conferenza stampa il vicequestore vicario Leopoldo Laricchia, l’arresto è stato possibile grazie all’attento controllo e alla capillare conoscenza del territorio dei poliziotti pistoiesi, quelli della Squadra volante, coordinati dal sostituto commissario Franco Carella, e della Squadra mobile, diretti dal vicequestore Antonio Fusco.
Grazie ai fotogrammi registrati dalle telecamere della banca di Candeglia, i poliziotti della Volante si sono ricordati di aver fermato quell’uomo in passato per un controllo e in poche ore sono riusciti a dargli un nome. A quel punto è scattata l’attività investigativa della Mobile. Mettendo sotto controllo alcuni telefoni a lui intestati, i poliziotti sono riusciti a seguirne gli spostamenti, scoprendo che se n’era andato nella zona di Nizza e Saint Tropez per un paio di giorni a godersi il gruzzolo e in attesa che in patria le acque si calmassero. Tre investigatori della Mobile pistoiese si sono quindi appostati in attesa alla stazione ferroviaria di Ventimiglia dove, ieri mattina, con la collaborazione della Polfer, sono saliti sul treno su cui si trovava il 59enne pregiudicato e lo hanno fermato. Disarmato, Anfossi non ha tentato la minima reazione. Adesso si trova nel carcere di Imperia.
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