Gioco
Un rombo di motore per salutare Marco
Centinaia di persone per l’addio al giovane architetto. Gli amici bikers hanno scortato il feretro fino al cimitero
PISTOIA. Un rombo vibrante, penetrante, che entra dalle orecchie, fa tremare lo stomaco e colpisce dritto al cuore. Inconfondibile per chi ha nel sangue la passione per le bicilindriche di Borgo Panigale. Quel rombo, la musica del motore della sua Desmo Ss, è stato l’ultimo suono che Marco ha udito in una maledetta domenica sera. Lo stesso rombo, moltiplicato per dieci, venti, trenta, lo ha accolto all’uscita dalla chiesa dell’Immacolata, quando i suoi amici bikers, compagni di tante pieghe e di tante sgommate, hanno fatto cantare, tra uno scrosciare di battiti di mani, le marmitte delle loro Ducati.
Centinaia le persone che ieri pomeriggio hanno voluto portare un ultimo saluto a Marco Francini, il giovane architetto, con la passione per la motocicletta e per la musica, morto domenica notte per le terribili lesioni subite in un incidente stradale sulla variante di Spazzavento. Straripante di dolore e di amore, la chiesa di viale Antonelli non è riuscita ad ospitare tutti. Amici, conoscenti, ma anche chi Marco lo aveva incrociato quasi per caso un paio di volte, accomunati dallo stesso peso sul cuore, uniti attorno ai familiari per cercare di alleviare la loro angoscia.
Prima dell’inizio della funzione funebre, sulla bara, portata in chiesa a spalla dagli amici, è stato appoggiato un casco da motociclista, simbolo della grande passione di Marco per le due ruote. Lo stesso casco che la fidanzata Sara ha indossato poi per accompagnarlo nel suo ultimo viaggio, quello verso il cimitero di Sant’Alessio, in sella, dietro a uno dei tanti amici che all’uscita del feretro hanno reso omaggio a Marco facendo rombare le loro Ducati. Mentre tutti gli altri presenti applaudivano, così come la stessa Sara, in risposta all’amore che quei battiti di mani trasmettevano, le moto dallo scudetto rosso sono sfilate via dietro al carro funebre della Misericordia.
Una cerimonia sobria quella celebrata ieri nella chiesa dell’Immacolata. A prendere la parola per un ultimo, commosso e commovente saluto, è stato, a nome anche di tutti gli altri, un amico di Marco: «Grazie a te saremo tutti ancora più uniti». E poi la mamma della fidanzata Sara («Eri il figlio che tutti i genitori vorrebbero avere» ha detto in lacrime), e Chiara Gherardesci, dirigente dell’Asl, amica del padre Daniele, medico di famiglia ed ex consigliere comunale (in chiesa, anche il sindaco Samuele Bertinelli e gli ex sindaci Renzo Berti e Lido Scarpetti), per volontà del quale le offerte raccolte durante la messa saranno destinate alla lotta contro la sclerosi multipla.
Massimo Donati
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