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«Tassa che punisce anche chi produce pochi rifiuti»

PISTOIA. «La superficie non può quasi mai essere indice affidabile della quantità dei rifiuti prodotti perché prescinde dal fatto essenziale costituito dal comportamento dei singoli che certe volte,...

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PISTOIA. «La superficie non può quasi mai essere indice affidabile della quantità dei rifiuti prodotti perché prescinde dal fatto essenziale costituito dal comportamento dei singoli che certe volte, sono anche obbligati a non utilizzare il servizio pubblico. Il risultato - spiega Elena Calabria, presidente della Cna - è quello che conferire in discarica o recuperare i rifiuti è considerato quasi ininfluente al momento del pagamento e quindi ininfluente ai fini dell'interesse pubblico che sembra preferire sotterrare rifiuti oppure incenerirli.

Il problema - prosegue - naturalmente riguarda il legislatore nazionale che ha nuovamente messo le imprese di fronte ad una tassa iniqua, la Tares, perché mantiene meccanismi, ormai inaccettabili di determinazione del prezzo sia perché, con l'occasione, ci introduce addirittura un'imposta per i servizi indivisibili che può variare dallo 0,30 a 0,40 euro al metro quadrato».

Non è più sopportabile, per le imprese, continua, accettare il fatto che si debba pagare il tributo comunale sui rifiuti a "prescindere dai rifiuti". In proposito, sento di condividere, continua Elena Calabria, la petizione popolare che Legambiente sta raccogliendo a supporto del basilare principio di “chi inquina paga, chi produce meno rifiuti deve risparmiare”.

«Ciò detto la legge che istituisce la Tares contiene meccanismi che tendono ad attenuare tale insanabile ingiustizia e lo fa consentendo ai Comuni di utilizzare meccanismi utili ad individuare, seppure con eccessiva approssimazione, il quantitativo dei rifiuti avviati allo smaltimento e quindi del servizio pubblico ricevuto. Su questi aspetti vengono al pettine le responsabilità dei Comuni che nei regolamenti non ne hanno tenuto conto oppure lo hanno fatto in maniera del tutto insufficiente».

A proposito delle possibilità di intervento da parte dei Comuni per rendere maggiormente congruo il prezzo del servizio, Sergio Giusti, direttore di Cna, entra nella parte tecnica ricordando come la norma preveda ad esempio l'esclusione «delle superfici cui si formano, di regola, rifiuti speciali», oppure «l'esclusione delle aree scoperte non operative, in buona sostanza delle superfici dove non si producono rifiuti che debbano essere conferiti al servizio di raccolta».

E i Comuni che hanno in essere la raccolta porta a porta (misurazione puntuale dei rifiuti conferiti al servizio pubblico) «possono, con regolamento prevedere l'applicazione di una tariffa avente natura corrispettiva, in luogo del tributo. Si tratta, in questo caso - afferma Giusti - esattamente della soluzione ideale, e chissà, forse proprio perché ideale, il solo comune di Lamporecchio, sull'intero territorio provinciale, ci sta pensando su!».

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