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Crisi dell’auto, Autogest chiede il concordato

Crisi dell’auto, Autogest chiede il concordato

Fino a dicembre attiva l’officina del concessionario Volkswagen di Sant’Agostino Cgil: «Momento terribile, i concordati sono passati dai 3 del 2012 ai 40 attuali»

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PISTOIA. La vendita di auto è in crisi, e a pagarne lo scotto sono anche concessionari di spicco del panorama pistoiese.

Autogest, concessionaria Audi e Volkswagen dal 1983 ha depositato la richiesta di concordato preventivo. Obiettivo dell’azienda sanare i debiti e mantenere l’occupazione necessaria sino a dicembre. Al momento, informa Daniela Filardi, funzionaria Confcommercio che segue la crisi Autogest, è operativa la sola officina: «Non è possibile prevedere quello che accadrà nel prossimo anno».

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno firmato in primavera un accordo di cassa integrazione a zero ore per 13 settimane nei confronti dei 19 addetti: 9 impiegati e 10 operai. Il tonfo del mercato dell’auto si sente - ed è forte - anche nei saloni dei concessionari e dei rivenditori pistoiesi. Dopo il fallimento e l’acquisizione di Salvestrini e Parlanti da parte di Brandini, il fallimento a fine 2012 di Pistoia Auto Due (concessionario Fiat), ecco il 27 giugno il fallimento del concessionario Piaggio Gorgeri, e la richiesta di concordato preventivo per Autogest. «È anche questa - afferma Alessandro Cartei, della Filcams Cgil - una crisi figlia del momento economico che vede il settore dell’auto alle corde. I problemi di liquidità non rendono possibile la vendita di auto nuove. Il concessionario prima acquista e poi incassa, ma se manca la liquidità non si può pagare la banca e i mezzi non possono essere consegnati. Si lavora con l’usato».

L’officina sarà attiva fino a dicembre, è l’unica notizia certa ma utile per le migliaia di automobilisti in possesso di auto del marchio Volkswagen.

«La richiesta di concordati - spiega Luana del Bino, dell’ufficio vertenze Cgil - sta letteralmente esplodendo. Sono 40 dall’inizio dell’anno, erano stati 3 in tutto il 2012. C’è il concordato “classico”, con cessione di beni: le aziende non proseguono nel lavoro, chiedendo di pagare i creditori privilegiati al 100% e in percentuale variabile dal 20 al 40 (ma anche al 10% in alcuni casi) i creditori chirografi. Poi il concordato in continuità, con l’azienda che continua, in parte, a lavorare e ottiene che per un anno nessun creditore chieda il saldo dei debiti. E poi l’amministrazione straordinaria (ex legge Prodi): riguarda le crisi di grandi aziende. Qui abbiamo Stefan».

Tiziana Gori

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