Sicurezza
Evasione per necessità Bruzzani è con Fassina
Il direttore di Confesercenti denuncia una tassazione insopportabile e propone: «Tagliare gli stipendi d’oro nella pubblica amministrazione»
PISTOIA. «Diciamo chiaramente alcune verità». Così inizia un duro intervento di Riccardo Bruzzani sul difficilissimo momento del commercio.
Dove lo storico direttore dell’associazione appoggia l’ormai famoso intervento di Fassina (viceministro Pd all’Economia) sull’evasione (fiscale) di necessità.
«L’osservatorio del mio lavoro permette di conoscere la realtà, a contatto con imprese e lavoratori, e di comprendere quanto grave sia la situazione di aziende, dipendenti, famiglie».
La situazione è resa incandescente in queste ore dall’arrivo delle bollette della Tares, la nuova ed esosa tassa rifiuti che sta provocando la rivolta di tutta la classe imprenditoriale della provincia. Dagli albergatori di Montecatini ai mobilieri di Quarrata.
Bruzzani scrive nel suo intervento: «1. Se non fosse finanziata la CIG nei prossimi mesi e perlomeno nel 2014, compresa quella in deroga, succederebbe la rivolta civile. 2. Se la pressione fiscale complessiva e quella delle tariffe per i servizi resterà a livello insopportabile, a settembre per ravvedimenti dei versamenti omessi, a novembre per gli acconti, a dicembre per acconto Iva e per la Tares, per Imu, Iva, molti contribuenti non saranno in grado di far fronte agli impegni, con riduzione di entrate per Stato, Regioni, Enti locali. Poi bisogna mettere nel conto che altre e non poche imprese chiuderanno, determinando meno entrate fiscale e ulteriori riduzione di occupazione. Quando il sottosegretario Fassina ha affermato che bisogna prendere atto che esiste un’evasione di sopravvivenza, non ha fatto un’affermazione di tolleranza o peggio di complicità. E’ giustissimo combattere l’evasione totale. Attualmente per la riduzione dei ricavi in atto da molto tempo, causa il calo dei consumi, la crescita dei costi, l’evasione di sopravvivenza è una risposta nel tentativo di riportare la pressione fiscale a carico delle imprese a livelli decenti e forse sopportabili. E’ vero che chi è costretto a pagare il 100 per cento, perché il prelievo gli viene trattenuto alla fonte, ha ragione ad arrabbiarsi. Ma è altrettanto vero che pensare di abbattere l’evasione di sopravvivenza per poi destinare (ammesso che la promessa si tradurrà in fatti) le risorse recuperate alla riduzione del carico fiscale, è un’operazione velleitaria.
Bruzzani aggiunge: «La maggioranza delle imprese piccole e medie non ce la fa. Non pagherà o chiuderà. Quale il vantaggio? Questa è la drammatica situazione alla quale è giunto il Paese. Riconoscere che è obbligatorio prendere atto dell’esistenza d’ingiustizia tra chi paga tutto e chi paga su parte. Non è un Paese dove vige il diritto e la giustizia.
« Ma questa è la verità. Soltanto se si dice la verità si possono correggere le ingiustizie. 3. E’ giunto il momento di fare con coraggio urgentemente scelte difficili. Occorrono provvedimenti di solidarietà richiesti a coloro che hanno redditi e pensioni elevate. Non è accettabile che nel nostro Paese prevalga sempre l’egoismo, la litigiosità, l’incapacità di ragionare con il buon senso, di avere valori. La politica prenda insegnamento dal Papa che è l’unico a parlare chiaramente per il bene comune e degli uomini. · E’ indispensabile ridurre con un programma e finalità precise la spesa pubblica a tutti i livelli. · E’ fondamentale un piano di riduzione strutturale del debito pubblico.
«Dare al più presto segnali concreti di riduzione della pressione fiscale, sia da parte del Governo nazionale, sia di quelli regionali e locali».
Insomma basta con tariffe e tasse fuori controllo, spiega Bruzzani. O si comincia a tagliare gli stipendi d’oro nel pubblico (basta vedere i compensi dei burocrati delle Asl toscane) e le pensioni anche quelle d’oro, oppure le tasse continueranno ad aumenterà.
Bruzzani vede lungo e vede giusto. Ma ormai è uno dei pochi. Gli altri pensano solo a salvarsi. «Per fortuna – conclude – non ci saranno rivolte di piazza. Perchè la rabbia non sta aggregando la gente. Si hanno solo dei clamorosi casi personali di sconforto».
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