Proteste
«Il “codice rosa” per le donne sottoposte a violenza»
Si chiama “codice rosa”, ma non è una nuova trovata per diluire il flusso dei pazienti in attesa nei pronti soccorso degli ospedali. È invece un percorso specializzato
PISTOIA. Si chiama “codice rosa”, ma non è una nuova trovata per diluire il flusso dei pazienti in attesa nei pronti soccorso degli ospedali. È invece un percorso specializzato cui si possono rivolgere le donne che hanno subito violenza: in questo caso trovano personale specializzato e tutta l’assistenza (non solo medica) di cui hanno bisogno.
Nonostante in Regione sia previsto, il “codice rosa” non è stato ancora introdotto nell’Asl 3. Ora a chiederlo è una dottoressa nota anche per il suo impegno politico, Sabrina Sergio Gori, assessore a San Marcello dopo due mandati da sindaco a Quarrata.
«È venuta a farsi visitare – scrive Sabrina Sergio Gori in una lettera aperta al direttore Abati – una signora giovane, che chiamerò con un nome di fantasia, Anna, la quale era stata a visita al Pronto Soccorso e sarebbe stata costretta a fare la fila come tutti per le percosse ricevute. Io e Anna abbiamo parlato, non senza qualche difficoltà, reticenza, paura e alla fine del nostro colloquio è emersa la verità rispetto alla causa di quelle lesioni. Ho stilato un referto, ho cercato un contatto con chi si occupa di questi reati, infine Anna se ne è andata col suo referto, il suo appuntamento e la sua paura».
Sergio Gori propone che anche l’Asl 3 adott il “Codice Rosa” «Quante Anna ci sono da noi? Quante sofferenze silenziose? Per questo una stanza tutta per sé, con qualcuno che si chini su queste fragilità, sarebbe un segnale di civiltà».
Sabrina Sergio Gori propone anche corsi di formazione per medici e conclude sollecitando l’attenzione della direzione generale Asl.
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