Il Tirreno

Pistoia

Aumentano i malati in fuga e l’Asl paga 3,5 milioni in più

di Fabio Calamati
Aumentano i malati in fuga e l’Asl paga 3,5 milioni in più

L’allarme nei conti 2012 dell’azienda sanitaria, appena varati dalla direzione Comunque il bilancio chiude in equilibrio, dopo il buco di 4,5 milioni del 2011

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PISTOIA. La speranza è che con il nuovo San Jacopo al posto del vecchio Ceppo, i pazienti pistoiesi tornino ad essere un po’ più fedeli quando decidono dove ricoverarsi. Ma per intanto il direttore generale Roberto Abati ha dovuto licenziare il bilancio 2012 dell’azienda sanitaria ancora pesantemente segnato dalle cosiddette “fughe”, cioè i ricoveri di pistoiesi al di fuori dei confini dell’azienda sanitaria.

L’esodo dei malati si scarica, a livello di bilancio, sulla voce “costi prestazioni sanitarie da pubblico”, che – bene chiarirlo – comprende anche altri costi. La voce, comunque, è passata da 79,5 (2011) a 83,1 milioni (2012), con un peggioramento di 3,5 milioni «attribuibile – recita la relazione al bilancio – al peggioramento del saldo della mobilità sanitaria».

Insomma, quello delle fughe è un problema vecchio di anni, contro cui l’Asl 3 combatte da tempo, ma che per il momento sembra peggiorare anziché assecondare gli sforzi della direzione. E questo avviene tanto più in un anno difficile come il 2012, che ha visto succedersi al timone dell’azienda sanitaria prima Alessandro Scarafuggi (poi coinvolto nell’inchiesta sul “buco” di bilancio dell’Asl di Massa), poi il commissario Cravedi e quindi, solo da ottobre, l’attuale direttore Roberto Abati, il quale peraltro ha avuto finora per le mani una gatta da pelare come l’avvio del nuovo ospedale.

Detto tutto questo, comunque, il peso negativo delle fughe rimane tutto. Secondo la relazione sanitaria 2012, su 41.682 ricoveri di pistoiesi nell’anno, 28.017 si sono svolti presso le strutture dell’Asl 3 e 13.665 al di fuori. Una tabella del bilancio ci aiuta a capire dove esattamente si ricoverano i pistoiesi. Ebbene, il numero più grosso è quello che finisce a Careggi. Su 58 milioni di costi complessivi che l’Asl 3 ha dovuto affrontare per pagare le “fughe” dei suoi pazienti verso altre Asl toscane, 18,4 sono finite nelle casse del grande ospedale fiorentino. Al secondo posto un’ altra azienda ospedaliera universitaria, quella pisana, con 9,5 milioni complessivi. Al terzo posto, però, ecco comparire l’Asl 10 di Firenze (che non comprende Careggi né il Meyer) con 8,1 milioni. E, soprattutto, al quarto posto ecco Prato con 6,2 milioni di euro. E se le fughe verso ospedali con alte specializzazioni (vedi Firenze o Pisa) sono spiegabili e in certa misura anche fisiologiche (in certi ospedali è più facile che si trovino specialisti di punta), quelle verso Prato – per dire – sono un problema che andrebbe risolto. Ci sono anche dei pratesi, certo, che si ricoverano a Pistoia, ma sono molti meno: il flusso di entrate dalla città laniera infatti vale 2,8 milioni. L’Asl 3 è in rosso anche nel bilancio rispetto all’Asl 11 di Empoli: i ricoveri di pistoiesi nelle strutture di quell’Asl sono costati nel 2012 3,3 milioni di euro e solo 2,8 sono stati recuperati dal flusso in senso opposto. Tra le Asl confinanti, solo con Lucca l’interscambio è positivo: Pistoia ha speso 2,9 milioni ma ne ha incassati 5,9.

Quello delle fughe rimane uno dei punti di sofferenza maggiori di un bilancio che, complessivamente, si chiude in sostanziale equilibrio rispetto ai 4,5 milioni di disavanzo del 2011. E questo grazie soprattutto ad una serie di risparmi sull’acquisto di beni sanitari (2,6 milioni), sulle spese generali (1,2 milioni) e sul personale (1,1 milioni), risparmi che l’Asl prevede saranno ancora più evidenti nel 2013.

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