Il Tirreno

Pistoia

«Chiesa e politica insieme per le periferie»

«Chiesa e politica insieme per le periferie»

Omelia del vescovo dai forti contenuti sociali. Una preghiera per le vittime di Santiago di Compostela

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PISTOIA. Forti contenuti sociali nell’omelia del vescovo di Pistoia per il San Jacopo 2013. Ha parlato, monsignor Mansueto Bianchi, nella Cattedrale davanti a tanti fedeli e alle autorità cittadine. All’inizio della solenne messa delle 11 il vescovo ha invitato a pregare per i morti e per i feriti causati dalla tragedia ferroviaria avvenuta ieri, in Spagna, proprio alle porte di Santiago di Compostela con tanti pellegrini che stavano raggiungendo in treno la città di San Giacomo. «Una festa, la nostra – ha detto – velata dalla nube della tragedia spagnola».

L’omelia è inevitabilmente partita dal brano evangelico: quello con i discepoli che si contendono i primi posti mentre Cristo li invita a scegliere il posto ultimo. Ricordata la particolare attenzione di papa Francesco per le periferie e negata ogni interpretazione riduttiva nella ripetute parole sociali del papa, il vescovo Mansueto ha basato la sua omelia su una duplice, identica, domanda: non solo riferita alla comunità ecclesiale, ma puntata anche su quella civile.

La quinta dimensione («una Chiesa profetica, cioè consegnata alla parola del Signore e anche capace di orientare il cammino della città») è servita al vescovo per introdurre la seconda parte della sua omelia in una stagione – ha precisato – in cui «crescono le periferie sociali e culturali con una crisi economica che le ha moltiplicate e una politica di rigore economico, di accentuata riduzione della spesa, di tagli lineari che ne ha fatto pagare il prezzo soprattutto ai più fragili, alle famiglie numerose o monoreddito, ai giovani». Due le priorità che mons. Bianchi indica a chi governa la cosa pubblica: «chiedere e spingere perché i capitali e i risparmi diventino investimento per il lavoro anziché rendite di posizione o di interesse; costruire una città di effettiva partecipazione alle scelte e al governo della collettività».

Con un auspicio finale non solo per i partiti (che «riescano a superare tentazioni di invadenza e monopolio»), ma anche per i cittadini («rendere non più proclamato ma più praticato il percorso della sussidiarietà»). E con un forte invito alla «intrapresa» da parte di «gruppi, motivati da valori etici e sociali, che cercano di organizzarsi e di rispondere alle attese della collettività».

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