Il Tirreno

Pistoia

«Solo amici, non sono la sua fidanzata»

di Massimo Donati
«Solo amici, non sono la sua fidanzata»

Viva per una questione di millimetri la donna accoltellata al fegato in un appartamento di via Porta San Marco

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PISTOIA. Un’amicizia, molto stretta, che andava sì avanti da quattro anni, ma niente di più. Solo una fantasticheria che col tempo nella sua mente è diventata realtà il fatto che lei fosse la sua compagna, la sua fidanzata, l’amore della sua vita. Una convinzione talmente profonda da scatenare il lui anche una profonda gelosia, degenerata, martedì mattina, in un raptus omicida che soltanto per una questione di millimetri non è finito in tragedia.

Dal suo letto del reparto di terapia intensiva, Maria Vannucchi, 35 anni, l’ha spiegato bene ai poliziotti. Dopo cinque ore trascorse in sala operatoria, la donna, raggiunta all’addome da due coltellate, una delle quali passata a soli tre millimetri dall’aorta, ha raccontato agli inquirenti di quei tragici minuti trascorsi in balia della furia di Giuseppe Maiorano in quell’appartamento di via Porta San Marco. E ha sottolineato il fatto che tra lei e il suo 57enne aggressore non c’era nient’altro che un’amicizia, nata nel 2009. Lei andava a trovarlo a casa, lui faceva lo stesso con lei, tanto da instaurare un rapporto di fiducia anche con gli anziano genitori della donna. Ma da questo a sostenere che tra loro ci fosse un amore, seppur platonico...

L’aggressione. Fatto sta che però Maiorano era convinto che Maria fosse la sua fidanzata. Così, quando, nei giorni scorsi, un conoscente gli aveva detto che Maria se la intendeva con un altro, è divampata la gelosia. Quando martedì mattina, attorno alle nove, la donna è passata da casa sua per un saluto, è scattato il raptus. Maiorano l’ha chiamata nel bagno, dove si stava vestendo, e lì le ha chiesto conto del tradimento. Maria è cascata dalle nuvole, negando perfino di conoscere quell’ipotetico amante. A quel punto è scattata la violenza.

La donna ha raccontato di aver avvertito due forti colpi all’addome. Lì per lì ha creduto che Maiorano la stesse prendendo a pugni e solo quando ha sollevato le mani che si era portata all’addome per proteggersi e ha visto che grondavano sangue ha capito di essere stata ferita. Quando era entrata nel bagno non aveva infatti scorto il coltello a serramanico che l’uomo aveva evidentemente già in mano.

Urlando, Maria è scappata, inseguita dall’uomo, riuscendo ad aprire la porta dell’appartamento e a correre giù per le scale. Ma appena aperto il portone del palazzo, è stata riagguantata dal Maiorano e gettata a terra. E’ stato a quel punto che, sentendo le grida, è accorsa la vicina che abita all’ultimo piano. «Ma che fai, lasciala, lasciala» ha urlato all’uomo . Che per tutta risposta le ha sferrato un calcio e poi un pugno al volto: «vattene bastarda» le ha gridato. La donna, vedendo il coltello che Maiorano ancora brandiva, è scappata e si è rifugiata nel suo appartamento.

Pochi istanti ed è arrivata la polizia. Un tempestivo intervento che probabilmente ha salvato la vita ad entrambe le donne. Maiorano infatti aveva appena chiuso a chiave il portone d’ingresso e stava trascinando Maria per le caviglie, verso le scale, quando gli agenti delle volanti hanno cominciato a bussare. L’uomo ha lasciato la donna ed è corso in casa, mentre i poliziotti stavano sfondando il portone. Una volta nell’appartamento, non è chiaro con quale intento, si è ferito sul lato del collo con lo stesso coltello usato su Maria: due tagli ricuciti poi all’ospedale con qualche punto (sette i giorni di prognosi).

Salva per tre millimetri.Come detto, Maria Vannucchi è stata operata d’urgenza al San Jacopo. Una coltellata le ha perforato il lobo sinistro del fegato, sfiorando appena l’arteria aorta solo perché il colpo è stato deviato da una costola; l’altra le ha perforato il colon. Le sue condizioni ieri erano buone e stabili, anche se i medici continuano a riservarsi la prognosi.

Dopo essere stato sottoposto agli accertamenti del caso, invece, Giuseppe Maiorano ha trascorso la notte piantonato nell’apposita camera di sicurezza realizzata all’interno del nuovo ospedale per ospitare i pazienti in stato di arresto. Ieri verso mezzogiorno è stato portato in questura e, dopo la fotosegnalazione, trasferito in carcere, con l’accusa di tentato omicidio. Ripetutamente ha chiesto agli agenti come stesse il “suo amore”.

Il precedente. Nei confronti dell’uomo, che ha piccoli precedenti per reati minori, è pendente da qualche mese una denuncia per stalking sporta da un’altra donna, che si è rivolta ai carabinieri sostenendo di essere perseguitata dall’uomo. Ha militari ha raccontato che sebbene tra loro ci fosse soltanto una semplice conoscenza che si limitava al saluto quando s’incontravano, l’uomo si era creato nella propria mente la convinzione che invece lei fosse la sua fidanzata. E aveva cominciato, a suo dire, a tempestarla di biglietti, anche dal contenuto osceno, e a farle trovare nella casetta della posta dvd di film a luci rossi.

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