Sicurezza
Ragazzo picchiato e rapinato nel parco arrestati 2 nomadi
Gli aggressori sono stati identificati grazie alle indagini dei carabinieri e per loro è scattata la custodia cautelare
PISTOIA. Lo avevano circondato, picchiato e poi rapinato dei soldi e del telefono cellulare. E prima di dileguarsi nel buio, tra gli alberi dei giardini di piazza della Resistenza, l’avevano minacciato: «Se parli, veniamo a cercarti». Una minaccia che aveva funzionato, tanto che, per giorni, il ragazzo si era tenuto tutto dentro, raccontando ai genitori solo una settimana dopo della rapina subita. Ma grazie al suo coraggio e all’intuito di un carabiniere di quartiere, da ieri due dei suoi tre aggressori sono dietro le sbarre.
Le indagini portate avanti dai carabinieri della Stazione di Pistoia hanno infatti permesso di raccogliere le prove sufficienti affinché il gip del tribunale emettesse un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due nomadi di 18 e 19 anni residenti nel quartiere delle Fornaci, entrambi già pregiudicati. Le indagini per arrivare all’identificazione del terzo rapinatore sono invece tutt’ora in corso ma i militari dell’Arma sono fiduciosi.
La rapina è avvenuta attorno alle dieci di sera del 29 giugno scorso. La vittima, 19 anni compiuti da pochi giorni, si trovava nei giardini di piazza della Resistenza assieme ad alcuni amici. Quando questi ultimi hanno visto avvicinarsi il gruppetto di nomadi dal fare minaccioso, si sono allontanati in tutta fretta, ma il loro amico non ha fatto il tempo. Il ragazzo è stato circondato e picchiato, e poi costretto a consegnare i 30 euro che aveva in tasca e il telefono cellulare. Sotto choc il ragazzo è tornato a casa ma soltanto il 7 luglio successivo ha ritrovato il coraggio per raccontare quello che gli era accaduto ai genitori, che hanno deciso di denunciare il fatto ai carabinieri.
A quel punto, fondamentale per le indagini è stata l’intuizione del carabiniere di quartiere, che nella zona conosce più o meno tutti. La giovane vittima della rapina si ricordava che i suoi aggressori si chiamavano tra loro per nome e che uno di loro si chiamava Nino. Il carabiniere ha subito associato il nome a un cognome e a un volto. E a quello di un altro giovane visto spesso in sua compagnia. Una volta davanti alle foto segnaletiche dei due sospettati, il ragazzo rapinato non ha avuto dubbi: erano stati loro. E le successive indagini l’hanno confermato. (m.d.)
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