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Chiedono giustizia i quattro pistoiesi della Concordia
PISTOIA. Sul naufragio della Costa Concordia c’è amarezza anche a Pistoia per le pene giudicate troppo lievi. A qualche giorno dalla sentenza di patteggiamento davanti al gup di Grosseto, permangono...
PISTOIA. Sul naufragio della Costa Concordia c’è amarezza anche a Pistoia per le pene giudicate troppo lievi. A qualche giorno dalla sentenza di patteggiamento davanti al gup di Grosseto, permangono sgomento e insoddisfazione fra i passeggeri che, il 13 gennaio 2012, erano a bordo della nave. A riportare il sentimento dei 4 pistoiesi coinvolti nel naufragio sono i loro difensori di parte civile, gli avvocati Alessandro Fagni e Ilaria Valentini, del foro di Pistoia.
«I nostri assistiti – spiega l'avvocato Fagni – si sono costituiti parte civile nel processo non solo per ottenere il giusto risarcimento dei danni ma soprattutto per contribuire a fare luce sulla verità dei fatti e su tutte le responsabilità, da quelle del comandante e dell’equipaggio a quelle dei dirigenti della Costa Crociere. Anche per questo le pene inflitte dal giudice di Grosseto paiono troppo ridotte, soprattutto per coloro che, come il responsabile dell'unità di crisi di Costa Crociere, omisero qualsiasi controllo ed attesero troppo tempo nel dare l'allarme, dimostrando di voler salvaguardare in primis gli interessi dell’armatore».
«Le sentenze di patteggiamento non ci hanno troppo soddisfatto - aggiunge l’avvocato Valentini – e soprattutto sono state accolte dai nostri assistiti con amarezza visto che, molte di queste, rimanendo sotto i due anni, non comporteranno alcuna effettiva punizione dei colpevoli. Non vorremmo che con questa sentenza si giungesse alla conclusione che l'unico vero colpevole sia Schettino: l'analisi delle perizie e della rilevante mole di documenti acquisiti fa emergere che le morti sono avvenute anche per carenze organizzative e strutturali».
Il processo a Schettino riprenderà il 23 settembre e gli avvocati hanno chiesto che siano sentiti come testimoni anche alcuni dei loro assistiti. «L’obiettivo – spiegano Fagni e Valentini – è quello che il tribunale possa capire il terrore provato dai passeggeri in quegli attimi ed il ripetuto timore per la propria vita e per quella dei propri familiari, così da ricostruire interamente l'accaduto e accertare fino in fondo la verità». (fr.c.)
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