Nuovo ospedale, primo giorno “normale”
Occupati 147 letti su 420, in funzione 4 sale operatorie per le urgenze, ma presto torneranno gli interventi programmati
PISTOIA. Nel primo giorno “normale” di lavoro del nuovo ospedale, ieri, erano 147 i letti occupati dai ricoverati, su un totale di 420, come dire il 35% del totale. Alle 19 al pronto soccorso c’erano 5 persone in attesa (3 codici azzurri e 2 bianchi) e 10 in trattamento, di cui 5 codici gialli. In terapia intensiva c’erano 2 pazienti (su 12 letti), in quella subintensiva 8 su 16). Quattro sale chirurgiche hanno iniziato a funzionare regolarmente sulle 12 presenti. Erano stati già fatti 3 interventi di urgenza e anche la chirurgia ortopedica si era messa in fuinzione. La prossima settimana, poi, riprenderanno gli interventi chirurgici programmati. E anche in ostetricia sono arrivati i primi fiocchi, come si legge in questa stessa pagina.
Insomma, a due giorni dal grande trasloco della notte tra sabato e domenica (91 degenti trasportati dal vecchio Ceppo)la grande macchina del San Jacopo ha iniziato a funzionare normalmente. Anche se è ancora ben lontana dalle potenzialità effettive.
Lo si capiva a colpo d’occhio, ieri, anche affacciandosi dal grande atrio centrale nei vasti corridoi che conducono ai reparti e che per il momento sembrano ancora più grandi proprio perché semivuoti. Non che gente in giro non se ne vedesse, anzi. Molti – per lo più visitatori, ma non mancano dottori e infermieri – impegnati soprattutto a capire dove andare esattamente. Il San Jacopo, in effetti, oltre ad essere nuovo, è completamente diverso, come struttura, rispetto al vecchio Ceppo: inevitabile, quindi, che si perda un po’ di tempo a orizzontarsi. «Sì, le richieste sono sopratrtutto per sapere dove andare» conferma una delle addette al grande banco reception che presidia l’atrio.
Per il resto, la gente sembra gradire il nuovo ospedale. «È molto più moderno dell’altro, c’è più luce ed è più bello» commentano le clienti dell’edicola, per il momento costretta a lavorare con due espositori mobili in un angolo dell’atrio.
In effetti il San Jacopo, con i suoi grandi spazi comuni e le sue (relativamente) piccole camere di degenza (massimo uno-due letti) somiglia più ad una clinica della tv che al vecchio ospedale. Dominano i colori celeste, verde e beige, ma soprattutto c’è tanta luce che filtra dall’esterno, dalle pareti a panelli.
«C’è grande fermento anche tra il personale – commenta Sandro Giannessi, responsabile di chirurgia – atteggiamento logico quando si entra in una casa tutta nuova. Ma qui cambierà anche il modo di lavorare per noi medici. Questa struttura comunque ha potenzialità enormi, è un altro mondo rispetto al vecchio Ceppo».
Terapia intensiva, al secondo piano, ha due grandi sale piene di luce, un confronto impietoso con lo scantinato del vecchio Ceppo. E anche il pronto soccorso, ora, prevede spazi e percorsi distinti per i pazienti e per i familiari in attesa.
Problemi? Certo, ce ne sono. Nei corridoi spesso si trovano scatole di cartone e operai che lavorano agli infissi ancora da sistemare. I cartelli provvisori, realizzati con fogli A4 e nastro adesivo, non si contano.
Ma il punto debole del San Jacopo, per ora, sono soprattutto i collegamenti. Lo svincolo di accesso dalla tangenziale, per chi viene dalla rotonda dela Vergine, è difficilmente identificabile. Una volta supeata la sbarra di accesso, il cartello provvisorio che indirizza ai diversi reparti è provvisorio e troppo piccolo. Di notte la nuova strada di accesso è poco illuminata. Utile il servizio navetta del Copit, anche se ancora assai poco utilizzato. Ma i biglietti si dovrebbero poter acquistare anche all’interno dell’ospedale. Si attendono miglioramenti in tempi rapidi.
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