La protesta
Ha la casa popolare ma non i soldi per la scuola dei figli
«Mi hanno mandato alle Fornaci, ma come lo pago il bus, l’istituto dove vanno i miei figli è troppo lontano »
PISTOIA. Rifiutare una casa popolare, di questi tempi per molti sembra un azzardo.
Eppure Anna Makhitarova è arrivata nella nostra redazione con la lettera di rinuncia in mano per l’appartamento al settimo piano di un edificio delle Fornaci, che ha appena portato alla segreteria del sindaco Samuele Bertinelli con cui ha chiesto un incontro.
Anna, arrivata dalla Russia nel 1999, un italiano fluente e due bambini entrambi nati nel nostro paese, ha detto di no perché per lei sono tanti anche i 200 euro complessivi da pagare per la casa di edilizia popolare tra affitto, condominio e utenze (cioè lo scaldabagno). «In Comune mi hanno ricordato che questo è un prezzo da ridere- dice- ma non per me che non ho nessun reddito. Ho già avuto un incontro col sindaco che ha passato la pratica all’assessore Tina Nuti e all’assistente sociale, ma non è cambiato nulla.
«Mi hanno dato una casa popolare lontana dalla scuola dei miei bambini e io mi ero raccomandata che questa era una cosa importante per me. Come faccio a pagare i biglietti dell’autobus per accompagnarli?».
E’ tenace, si vede, la signora Makhitarova: in questo anno abbondante da quando nel gennaio 2012 ha perso il posto nella gelateria dove lavorava, le ha provate tutte.
Si è data da fare per trovare un nuovo impiego, ma- come spesso succede- il suo nome continua a rimanere impantanato nelle liste del centro per l’impiego senza nessuno scossone.
Si è rivolta alle agenzie interinali e finalmente, nel mese di giugno, ha lavorato 16 giorni nella mensa dell’ospedale.
E’ stata insomma una di quelle lavoratrici che hanno preso il posto di altre dipendenti (quelle della Dussman) attualmente in agitazione, facendoci capire in un attimo che la "guerra tra poveri" è ormai una (triste) realtà in Italia in questo momento.
«Quei 16 giorni sono stati una boccata d’ossigeno» dice Anna mentre ci mostra le ricevute dei soldi che ha racimolato vendendo tutto quel poco oro che aveva e quelle dei versamenti postali che la mamma gli ha mandato dalla Russia. Perché oltre alla casa (attualmente Anna, la sua primogenita di 12 anni e il suo bambino di otto, vivono in una casa di emergenza nella zona di San Bartolomeo), c’è da mangiare e coprire le spese vive di un nucleo familiare dove i due figli sono solo a suo carico. E dove non c’è un uomo che possa alleviare non solo il carico economico ma anche quello familiare (e anche affettivo).
«Abito in una casa di 39 metri quadrati- ci racconta- e ora mi costringono ad andare là alle Fornaci, in un palazzo dove l’ascensore talvolta funziona ma spesso è rotto.
« Mi hanno detto che rifiutando, perdo il posto nelle graduatorie, per questo chiedo di poter parlare con il sindaco perché io non so cosa fare. Dal Comune di Pistoia ho avuto un aiuto di 90 euro per il 2012 e di 150 nel 2013. L’assistente sociale mi ha detto che non mi potevano aiutare con le bollette. Gli ho chiesto allora di aiutarmi a trovare un lavoro ma loro mi hanno risposto che non sono un centro per l’impiego».
La grinta di questa giovane mamma si incrina solo quando pensa ai suoi bambini. «Non ho potuto pagare nemmeno i progetti della scuola per loro- conclude- sono dovuta andare dalle insegnanti e spiegare la mia situazione, il fatto che ho un reddito 0. Loro sono stati gentili e hanno capito, ma così è dura...».
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