Il dolore
Un nonno e un neonato i primi a partire
Si è concluso solo nelle prime ore della mattina il maxi-esodo tra i due ospedali: 95 i pazienti trasportati da 50 ambulanze
PISTOIA. È andato alla direttrice sanitaria Lucia Turco l’onore di dare il via alla maxi-operazione di trasloco tra il vecchio ospedale del Ceppo e il nuovo ospedale San Jacopo. Dalla tensostruttura allestita davanti al reparto di dialisi, vero cuore pulsante del trasloco, Lucia Turco ha parlato con il direttore del servizio di emergenza e urgenza Piero Paolini e ha poi telefonato al San Jacopo che iniziasse la gigantesca girandola dimezzi di soccorso e ricoverati.
Il primo paziente a salire su un’ambulanza è stato un anziano di 74 anni, ricoverato in medicina. Subito dopo è toccato a David, appena sette giorni di vita, una creaturina di un chilo e 800 grammi, che ha fatto il viaggio chiuso dentro una culla speciale, con a fianco la sua mamma, Angelica, infermiera pistoiese che lavora all’ospedale di Pescia.
L’esodo è iniziato pochi minuti prima delle 20 ed è proseguito per tutta la notte e parte della mattinata di oggi. Al momento in cui scriviamo già 51 ricoverati su 95 totali sono stati accolti al San Jacopo e i viaggi nel cuore della notte proseguono al ritmo di una dozzina ogni ora. Il gigantesco meccanismo che da oggi consentirà all’ospedale del campo di volo di funzionare regolarmente sta funzionando senza intoppi.
Nell’operazione sono state impegnate 50 ambulanze, con a bordo 530 volontari delle varie associazioni che trasportavano i pazienti; nei due ospedali circa 1.000 operatori, tra medici, tecnici, infermieri, sono stati necessari per far partire a pieno regime il San Jacopo senza spegnere del trutto le luci al vecchio Ceppo.
E sulle strade decine e decine di vigili urbani, poliziotti, carabinieri, forestali, finanzieri, volontari di varie associazioni, a presidiare una ventina di incroci e snodi stradali, per consentire al corteo delle ambulanze di trovare sempre davanti a sé la via sgombra, per spostarsi da un ospedale all’altro nel giro di 7-8 minuti.
La partenza dall’ospedale del Ceppo è avvenuta per tutti dall’accesso di fronte al padiglione di emodialisi, dove le ambulanze affluivano dal grande parcheggio di fronte all’ingresso di viale Matteotti. Alle 20 di ieri il colpo d’occhio era impressionante, con la distesa di cinquanta ambulanze ad occupare gran parte dei posti riservati di solito alle auto.
Dall’area di emodialisi, attraverso il cancello di via degli Armeni, le ambulanze raggiungevano via delle Olimpiadi e poi il ponte Europa, quindi la tangenziale, bloccata in direzione sud da Capostrada in giù. Ad ogni incrocio, capannelli di curiosi a seguire la grande operazione di trasloco e a tener compagnia a volontari e forze dell’ordine.
Di lì, in pochi minuti le ambulanze approdavano a quello che una volta era il campo di volo e che adesso è la grande spianata che ospita il nuovo ospedale, le cui luci tenue spiccavano nella notte. Un percorso di sette chilometri circa. I primi mezzi li hanno percorsi sotto una leggera pioggerella. Poi le minacce temporalesche del pomeriggio hanno lasciato spazio ad una serata fresca e serena che ha contribuito alla riuscita del trasloco.
Una maxi-operazione di spostamento con pochi precedenti. Almeno in Toscana, l’unico paragone è con il trasloco di 113 piccoli pazienti dell’ospedale pediatrico Meyer, che nel dicembre 2007 si spostò a Villa Ognissanti dalla sua vecchia sede, con un corteo di ambulanze che attraversò mezza città.
Pochi minuti dopo il via all’operazione, i vertici dell’Asl, insieme al sindaco Samuele Bertinelli e al prefetto Mauro Lubatti, hanno commentato con i giornalisti il grande trasloco. «Ci dovremmo impiegare buona parte della mattina di domani – ha detto il direttore generale Roberto Abati – è un’operazione molto delicata ma le forze in campo sono notevoli». Bertinelli ha parlato di «momento storico», che ha visto però città e territorio all’altezza della sfida, un «balzo positivo per la città, anche dal punto di vista psicologico». Bertinelli, come Abati, Lucia Turco, il direttore dei presidi ospedalieri Roberto Biagini e lo stesso prefetto Lubatti, ci hanno tenuto tutti a ringraziare lo sforzo enorme di dipendenti dell’Asl, del Comune, delle forze dell’ordine e dei volontari.
Molti hanno accettato di lavorare anche oltre l’orario consueto, per essere parte di un momento storico. E difatti, nei momenti carichi di elettricità poco prima del via all’operazione, erano in moltissimi a scattarsi foto col telefonino: a sè stessi, alla propria squadra, agli amici. Un modo come un altro per testimoniare che quel giorno, tra Ceppo e San Jacopo, c’erano anche loro.
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