La manifestazione
«Un capannone non è un bene di lusso»
MONTALE. Un capannone è come una prima casa per un artigiano, un bene comune, di rilevanza sociale, e per questo non può essere tassato come se si trattasse di un bene di lusso. Così la pensa Luca...
MONTALE. Un capannone è come una prima casa per un artigiano, un bene comune, di rilevanza sociale, e per questo non può essere tassato come se si trattasse di un bene di lusso. Così la pensa Luca Santi, presidente della Cna per la zona della Piana, che durante una conferenza stampa si è fatto portavoce dei disagi avvertiti dagli artigiani, soprattutto sul territorio di Montale.
Qui, infatti, l’amministrazione ha deciso di lasciare invariata l’aliquota Imu del 10,6 per mille sui fabbricati, riconfermando la percentuale più alta prevista dalla legge. «Nella Piana, centri dotati di una più alta industrializzazione come Quarrata e Agliana, non hanno superato rispettivamente l’8,6 e l’8 per mille. Non si capisce, quindi, perché un comune come Montale, prevalentemente residenziale, abbia voluto applicare una tassa così pesante per le piccole e medie imprese del territorio».
Non sono mancate le critica verso l’amministrazione Scatragli. «Pochi mesi fa la giunta ha voluto avviare un percorso partecipativo con le associazioni di categoria per ideare un bilancio che tenesse conto delle esigenze dei cittadini e delle attività produttive. – spiega Andrea Bargiacchi, funzionario della Cna – L’amministrazione ci ha dato l’illusione di un’apertura alle nostre richieste, per poi smentire il tutto con le decisioni prese in campo tributario, che non tengono conto del grido di dolore che si alza dalle imprese locali».
L’Imu, infatti, tanto per le abitazioni quanto per i fabbricati, viene calcolata in base alla superficie dell’immobile, senza tenere in gran considerazione il reddito delle famiglie e il fatturato delle imprese. Da qui la proposta dell'associazione: «Abbiamo chiesto più volte al Comune, peraltro senza mai ricevere una risposta certa - afferma Santi - di unire le forze per diminuire la pressione fiscale sulle imprese. Il Comune dovrebbe cercare di ricorrere più spesso alle aziende locali per interventi pubblici oppure servizi, come il trasporto dei bambini o la refezione scolastica. In questo modo le ditte locali vedrebbero accrescere il proprio lavoro, offrendo all'ente servizi a prezzi di mercato più convenienti. Con minori uscite da parte del Comune, la riduzione dell'Imu non sarebbe più un miraggio».
Massimo Vitulano
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