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Pistoia

La replica: noi siamo stati corretti

PISTOIA. Ecco la replica della Banca di Pistoia. «Con notevole stupore, e ancor più amarezza, abbiamo appreso che il malinteso avuto dal nostro ex correntista con la filiale di Prato è finito, oltre...

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PISTOIA. Ecco la replica della Banca di Pistoia. «Con notevole stupore, e ancor più amarezza, abbiamo appreso che il malinteso avuto dal nostro ex correntista con la filiale di Prato è finito, oltre che sulle scrivanie dei vertici della Banca, anche su quelle dei quotidiani locali, dell’Unione Consumatori, fino ad arrivare addirittura nella sede fiorentina di Banca d’Italia. Ce ne dispiace doppiamente: vuoi perché sarebbe bastato un confronto ragionevole e pacato per arrivare a una soluzione di buon senso - cosa purtroppo non più possibile dopo le numerose invettive e le gravi minacce che i nostri dipendenti si sono sentiti rivolgere, per giunta davanti ad attoniti clienti -, vuoi perché nessuna delle pretese reclamate dal signor Baldi Merildi poteva trovare risposte positive, se non appunto usando massimo buon senso e piena disponibilità che non ci è stato possibile dimostrare. Infatti:

1) la liquidazione della quota sociale è avvenuta nei termini corretti, secondo quanto stabilito dallo statuto della banca, ovvero entro 180 giorni dall’approvazione del bilancio (quindi il 12 novembre 2013, essendo il bilancio stato approvato il 12 maggio 2013); 2) l’assegno di 258,00 euro è stato emesso da ICCREA Banca: non essendo più nostro correntista, il signor Baldi Merildi avrebbe dovuto riconoscerci una commissione di 10 euro, regolarmente prevista da tutto il sistema bancario - e non una “tangente”, come l’ex correntista la definisce - e puntualmente “pubblicizzata” sia in filiale sia sul sito internet. Per evitarla, il signor Baldi avrebbe dovuto negoziare l’assegno presso la sua attuale banca o aprire un nuovo c/c presso la nostra, e lì accreditarlo; 3) l’eventuale richiesta di interessi, che il signor Baldi Merildi avanza al termine della sua lettera, è semplicemente priva di fondamento, in quanto non esiste alcun nesso fra la chiusura del rapporto di c/c e la restituzione della quota sociale.

Precisato quanto sopra a onor di verità, e comunque sia amareggiati per lo spiacevole episodio, nonché per la gravità delle espressioni usate, ci riserviamo la possibilità di agire a tutela della nostra immagine.

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