Sicurezza
Sos dei medici al ministro «Asl 3, assistenza a rischio»
PISTOIA. L’Intersindacale medica alza il tiro. La sigla che raggruppa tutti i sindacati dei medici ospedalieri e parte di quelli territoriali, dopo le dure polemiche contro la direzione dell’Asl, ha...
PISTOIA. L’Intersindacale medica alza il tiro. La sigla che raggruppa tutti i sindacati dei medici ospedalieri e parte di quelli territoriali, dopo le dure polemiche contro la direzione dell’Asl, ha inviato una lettera direttamente al ministro della sanità Beatrice Lorenzin.
I contenuti della missiva riprendono i punti forti della polemica dell’Intersindacale. In sostanza, il sindacato parte dalla constatazione che le “fughe” (cioè i ricoveri di pistoiesi presso altre Asl) ha raggiunto il 30% del totale dei ricoveri in un anno. Ciò avverrebbe soprattutto perché a Pistoia si è scelto negli anni di ridurre in modo drastico i posti letto, tanto che oggi ogni mille abitanti ce ne sono 2,1 anziché i 3,7 previsti dal Ministero o anche i 3,1 indicati dalla Regione.
Esigenze di risparmio? Secondo il documento, certamente no: le fughe costano tra i 40 e i 44 milioni di euro pagati a strutture ospedaliere universitarie ma che solo in piccola parte si riferiscono a prestazioni di eccellenza (per cui le fughe stesse sarebbero giustificabili).
L’apertura del nuovo ospedale (ormai imminente, visto che è prevista per il 20-21 liglio) non è destinata a cambiare le cose, secondo l’Intersindacale, che qualifica le scelte dimensionali del nuovo Ceppo come un «errore epocale». Infatti i posti letto aumenteranno solo di 39, lasciando così una carenza residua di 244 posti.
Oltre a questo, l’Intersindacale torna a sottolineare la questione della sottodotazione dei fondi retributivi versati ai medici pistoiesi: un milione di euro all’anno a partire dal 2004 non sono finiti – secondo il documento – nelle tasche dei sanitari ma non si sa che fine abbiano fatto. «Questo –si legge – ha prodotto un contenzioso legale che oppone 340 medici (su 500) alla direzione aziendale.
Non solo: l’Intersindacale afferma di aver saputo dalla direzione aziendale «che se l’azienda, ad esempio per effetto di una sentenza favorevole ai medici, dovesse ripristinare adeguatamente i fondi retributivi, il rispetto delle norme vigenti comporterebbe una riduzione numerica della componente professionale medica, ovvero un’ulteriore perdita di capacità assistenziale».
La lettera si conclude con l’appello al ministro perché intervenga. Ma alla Lorenzin viene anche posto un quesito: «come possono i medici di Pistoia – si legge – continuare a lavorare conservando la piena dignità che c’è in questo lavoro così importante?».
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