Il Tirreno

Pistoia

Il giallo della falsa tomba nella vita della Manzini

di Paolo Gestri
Il giallo della falsa tomba nella vita della Manzini

Il giornalista Maurizio Tuci svelerà oggi alla Biblioteca San Giorgio una vicenda clamorosa che vede come vittima la famosa scrittrice pistoiese

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PISTOIA. Il babbo morto lo aveva come accantonato in un angolo della memoria, ma ad un certo momento della sua vita ebbe un sussulto filiale.

Ai primi del 1969, Gianna Manzini, la scrittrice pistoiese autrice di “Ritratto in piedi” telefonò ad un amico di Pistoia, sua città natale, per ritrovere un libro del padre, Giuseppe, nascosto chissà in quale scaffale della memoria.

Nel contempo, gli chiese di accompagnarla a Cutigliano, sulla montagna dove il padre partigiano era stato assassinato dai fascisti e sepolto in quel cimitero. L’amico in questione, Nilo Negri, mandò due colleghi del Gruppo stampa pistoiese che allora tesseva le fila della cultura cittadina, l’artista Valerio Gelli e il giornalista Maurizio Tuci, a prenderla alla stazione di Firenze per Cutigliano: un pomeriggio verso le due.

Nel frattempo, il Gruppo stampa aveva avvertito il sindaco del paese, Massimo Braccesi e l’assessore Pirandello dell’imminente arrivo della già nota scrittrice. «La tomba è là – era stato loro indicato – nell’ultimo riquadro a sinistra». Così Gianna ritrovò il padre, il quale, in vita, per “sentenza” della famiglia d’industriali ‘perbene’ della moglie Leonilda Mazzoncini, era stato colpevolmente anarchico. Separazione scritta e Gianna che sta con la madre a Firenze.

Anche lei sarà poi sposata (con Bruno Fallaci, zio di Oriana) separata e poi compagna di Enrico Falqui; il padre lontano, sull’Appennino, solo tracce nella memoria. Morto però da combattente e lei, figlia lontana.

Ma ecco che sulla tomba ne rivede il ritratto in piedi, orgogliosa figura dantesca. «La toma era linda – racconta Tuci - lei aveva un cappotto bianco, lei stessa sbiancò…non disse nulla»: figura ascetica in comunione col padre, una figlia che chiedeva perdono.

«Era un pomeriggio dei primi di maggio – continua Tuci – un cielo terso, solcato però da nuvoloni bianchi». Il tempo che torna dalle morte stagioni e controfirma la tua vita di uomo probo o malvagio: Giuseppe uomo dabbene. Dunque il ritorno, un peso rimosso dalla coscienza; gli amici e la vita che di nuovo dipana la tua esistenza.

Il giorno dopo, Nilo telefona a Tuci: «La tomba è falsa, non copre nessun Giuseppe Manzini. L’hanno fatta apposta per compiacere Gianna».

E Tuci ricorda: «Ecco perché assessore e sindaco non si sono neanche fatti vedere!» .

La storia racconta. 1925: il povero Giuseppe l’avrebbero lapidato, riparò in casa, ma morì di crepacuore e fu sepolto a Cutigliano dove i “neri” l’avevano confinato. In quel cimitero ha riposato fin verso gli anni Quaranta, dopodiché le sue ossa sono state disperse, chissà quando e dove.

Questo la Gianna non lo sapeva, né lo saprà mai, ma quella sera col padre ci ha parlato davvero. Col suo ritratto in piedi.

Anche di questa vicenda si parlerà oggi pomeriggio alla biblioteca San Giorgio, dove è in programma un’iniziativa tutta dedicata a Gianna Manzini. Dalle 17 nell’auditorium intitolato a Tiziano Terzani, si parlerà della grande scrittrice pistoiese e in particolare del suo romanzo “Ritratto in piedi”, vincitore nel 1971 del premio Campiello. Il primo relatore della giornata sarà proprio Maurizio Tuci.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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