Gioco
La rabbia dei giovani: «Un lavoro, non la carità»
PISTOIA. «Possibile che non si riesca a trovare un’azienda che dia una chance a queste due persone? Ho detto una chance, non ho parlato di assicurazioni a tempo indeterminato. Mi volete dire che...
PISTOIA. «Possibile che non si riesca a trovare un’azienda che dia una chance a queste due persone? Ho detto una chance, non ho parlato di assicurazioni a tempo indeterminato. Mi volete dire che dobbiamo voltarci dall’altra parte, mentre una famiglia “muore” del cancro della nostra società attuale?».
Emiliano ha scritto una lettera arrabbiata parlando dei suoi amici Filippo e Suien. Ma lucida di riflessioni a nostro parere condivisibili, che interrogano sul destino di tanti giovani (e anche meno giovani) senza lavoro.
«Senza lavoro -scrive Emiliano - non si vive, si perde la dignità di avere un reddito e di poter provvedere alla propria famiglia. Senza lavoro ci si sente “niente”, inadatti, inutili. Si scappa davanti a una bolletta, non si dorme la notte perché si teme che, una volta sfrattati, qualcuno venga a levarci i bambini. Senza lavoro, quando un figlio ti chiede qualcosa, qualsiasi cosa, che sia frivola o essenziale, non gliela puoi dare. Senza lavoro non si paga l’assicurazione della macchina e senza quella non si va lontano a portare i curricula e a bussare alle porte che si spera possano aprirsi».
«Potremmo stare ore a parlare - commenta Emiliano - di come l’Italia sia in una situazione brutta, di come i conti non tornino per nessuno, ma io questa logica non l’accetto e mi trovo qui a scrivervi perché mi si rivolta lo stomaco a sentire un uomo di 30 anni che chiede un lavoro, qualsiasi lavoro, e non la carità».
Riuscissimo, prosegue, ad aiutare Filippo, sua moglie e i suoi due bambini, forse potremmo ricordarci che noi, come collettività, abbiamo ancora un futuro.
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