Il Tirreno

Pistoia

Anziano cacciatore derubato e... denunciato

Anziano cacciatore derubato e... denunciato

Oltre alla cassaforte i ladri portano via all’85enne anche la pistola: scatta l’accusa di omessa custodia

3 MINUTI DI LETTURA





PRUNETTA. Becco e bastonato. O meglio, derubato e denunciato. Sta tutta in queste due parole l’assurda disavventura capitata a Renzo Gualtieri, un 85enne pensionato di Prunetta amante della caccia che, oltre ad aver avuto la casa svaligiata dai ladri, poche ore dopo si è visto arrivare tra capo e collo una bella denuncia penale da parte degli stessi carabinieri a cui aveva chiesto aiuto per il furto.

Sì perché i ladri, oltre alla cassaforte, smurata e portata via di peso, ignorando gli 11 fucili custoditi in un armadio blindato (che pure avevano forzato), gli avevano rubato anche una pistola che, di notte, lui era solito tenere nel cassetto del comodino, per sentirsi più sicuro visto che vive da solo in quella casa isolata circondata da un ampio terreno. E tornando agli 11 fucili da caccia, tutti regolarmente detenuti e denunciati, così come la pistola, è venuto fuori dai controlli che uno non era suo ma del nipote, che abita a Casalguidi: dopo l’ultima battuta insieme, per errore se li erano scambiati, e ognuno aveva in casa quello dell’altro. In sintesi, un ulteriore reato.

«Certo, la legge è legge, e i carabinieri non hanno fatto che applicarla – lamenta il figlio dell’anziano pensionato, Antonio – ma trattare un uomo di 85 anni come un mafioso… Se avesse avuto qualcosa da nascondere non avrebbe certo chiamato i carabinieri quando ha scoperto il furto. E invece, alla sua età, si è ritrovato ad essere interrogato per quattro ore e mezzo in caserma. Alla fine piangeva perché gli avevano sequestrato il porto d’armi e tutti i fucili. Per una semplice svista. Per quello scambio col nipote e per aver dimenticato di rimettere nell’armadio blindato quella pistola che di notte, per paura, tiene accanto a sé».

Due domeniche fa, il 12 maggio, Renzo Gualtieri, che vive in via delle Piastre, a Prunetta, è uscito di casa attorno alle 10 del mattino. E quando, verso le 11, è tornato, ha trovato la porta d’ingresso chiusa dall’interno: dopo essersi arrampicati da una grondaia e aver forzato la porta-finestra che da sul terrazzo del primo piano, i ladri si erano chiusi dentro per essere sicuri di agire indisturbati. Quindi, a colpi di mazza, avevano smurato la piccola cassaforte del pensionato, avevano buttato tutto all’aria in cerca di oggetti di valore e, come detto, avevano forzato l’armadio blindato in cui c’erano i fucili e dove avrebbe dovuto essere custodita anche la pistola: infatti, se una persona non ha il porto d’armi per difesa personale ma il solo permesso della questura per detenere in casa un’arma, questa deve essere tenuta scarica e rinchiusa in un posto che non consenta a chiunque di impossessarsene agevolmente.

Comunque, il pensionato ha capito quello che era successo e ha chiamato il figlio. Quindi, sono stati avvertiti i carabinieri, che sono intervenuti sul posto.

«Con una scala sono salito fino alla finestra e sono entrato per aprire la porta – spiega Antonio Gualtieri – Quindi i carabinieri si sono messi a fare tutte le verifiche del caso sui fucili lasciati lì dai ladri, ed è venuto fuori che uno dei numeri di matricola non tornava. A livello di legge hanno fatto quello che dovevano fare, ma avevano a che fare con una persona di 85 anni! Invece lo hanno trattato come un delinquente. La questione poteva essere risolta in un quarto d’ora: mio cugino si era dichiarato disponibile a portare subito su il fucile scambiato, per chiarire l’equivoco. Ma non c’è stato niente da fare. Hanno sequestrato tutto e hanno tenuto mio padre in caserma dalle 15 alle 19,30, a fargli un interrogatorio di terzo grado. Alla fine piangeva al pensiero che non gli avrebbero più reso porto d’armi e fucili».

Massimo Donati

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze