Il dolore
«La burocrazia peggio della crisi»
Grido di allarme degli albergatori: l’antincendio scade a fine anno e molti non possono fare i lavori
MARCELLO. L’antincendio comporta spese insostenibili: senza una deroga si rischia il collasso del settore ricettivo montano. Il grido d’allarme proviene dagli albergatori della montagna pistoiese, preoccupati per i tempi oramai stringenti di adeguamento alla normativa antincendio. Il quadro che emerge è tutt’altro che rassicurante: pur avendo già intrapreso la pratica di adeguamento, gran parte di essi non sarà pronta per la fine del 2013, scadenza ultima fissata con decreto del marzo 2012. «La situazione è drammatica – spiega Franco Viliani, presidente Confesercenti Montagna pistoiese – pur risalendo le norme al 1994, non abbiamo avuto la possibilità di adeguarci. Gli alberghi della montagna risalgono spesso a qualche decennio e richiedono interventi massicci, ma non sono mai stati abbastanza capitalizzati per attuarli. La crisi odierna peggiora le cose. Come associazione abbiamo chiesto un’ulteriore proroga. Questa norma è l’ennesimo fallimento di una politica generale che ignora le ricadute sull’economia reale». La normativa prevede, per le strutture ricettive sopra 25 posti letto, una serie di requisiti minimi in materia di sistemi elettrici e d’allarme, porte antincendio, scale e vie di fuga, rilevatori di fumo, arredi ignifughi, estintori o idranti, corsi di formazione, collocazione e impianti della cucina. Dopo numerose proroghe, le ultime previsioni individuano il 31 dicembre 2013 come termine ultimo per concludere i lavori di adeguamento, pena il rischio chiusura. «Siamo preoccupati – conferma Carluccio Ceccarelli, sindaco di Cutigliano nonché albergatore – ci troviamo a spendere centinaia di migliaia di euro senza il minimo sostegno di Stato o Regione». «La montagna è seriamente coinvolta, ma persino a Rimini diversi alberghi rischiano la chiusura – spiega Giuliano Tonarelli dell’hotel Villa Patrizia – molto dipende dalla pigrizia di noi operatori che non ci siamo adeguati pur avendo a disposizione 19 anni di tempo. Nel mio albergo, dopo l’istallazione di una cucina atermica (15mila euro), ho previsto la divisione in depandance con meno di 25 posti letto. Ciò mi costerà 50-60mila euro». Va meglio per i piccoli alberghi con meno di 25 posti letto o che comunque, avendo poche camere, sono scesi agevolmente sotto il limite di esenzione. In mancanza di proroghe, però, le strutture di maggiori dimensioni che non riusciranno ad adeguarsi avranno poche alternative: ridurre vertiginosamente i posti letto e, se l’attività diverrà insostenibile, chiudere i battenti. Ne conseguirà una riduzione dei posti di lavoro con effetti nefasti sull’economia montana. Il quadro è un po’ migliore ad Abetone dove gli hotel sono spesso più nuovi o rimaneggiati di recente anche grazie agli introiti della doppia stagionalità. «Ci manca di aprire una porta e poi siamo pronti – spiega il titolare dell’hotel Regina – non senza sacrifici. Ad investire in adeguamenti cominciò mio suocero 15 anni fa. In tutto abbiamo speso circa 1 miliardo di vecchie lire. Ma, fra tasse e obblighi di legge, i costi non finiscono mai: solo in ottobre abbiamo speso 3mila euro per corsi obbligatori».
Elisa Valentini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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