Il Tirreno

Pistoia

Studenti e prof in piazza contro i quiz Invalsi

Leonardo Soldati
Studenti e prof in piazza contro i quiz Invalsi

Pochi gli studenti e insegnanti presenti alla manifestazione dei Cobas scuola Gandolfi (Federazione studenti): così si abbassa la qualità dell’istruzione

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PISTOIA. Sit in di protesta in piazza del Duomo da parte di studenti, movimenti politici giovani comunisti e giovani democratici, Federazione degli studenti e Cobas scuola contro i test standardizzati Invalsi, introdotti nelle scuole italiane dal ministero della Pubblica istruzione per valutare la preparazione degli studenti e la qualità del lavoro dei docenti, misurando il livello di istruzione fornita dai singoli istituti. Pochi i presenti, complice forse il maltempo, ma comunque agguerriti nella loro battaglia per un’istruzione pubblica diversa. Già i quiz vengono utilizzati per l’accesso alla professione docente, la prospettiva, ed in parte già avviene, è di avvalersi di questi anche per selezionare l’accesso all’università. «I test Invalsi sono in antitesi con il concetto di scuola per lo studente e per il suo ingresso nella società – afferma Giulio Baldassarri, dei Giovani comunisti – realizzati in un formato standardizzato per tutta Italia non rispettoso dei programmi attuati dai singoli docenti ed istituti e quindi non funzionali ad una verifica effettiva della preparazione. L’idea di schedatura che sottintendono è espressione della sbagliata gestione odierna della scuola italiana. Con questi test si vuole imitare gli Stati Uniti – osserva Baldassarri – dove invece oggi sono criticati e si parla di toglierli. Catalogare le scuole in base ai rendimenti porta solo al conflitto tra istituti per accaparrarsi le risorse».

«Anche nei libri di testo sono previsti sempre di più test per la valutazione dello studente – sottolinea Daniele Ippolito, docente, di Cobas Scuola – e le risposte stabilite a numero chiuso sono banali, come Cobas abbiamo deciso di scioperare contro metodi di valutazione di questo tipo e contro un’idea di scuola sempre più subalterna al mondo del lavoro. Non c’è poi ad oggi chiarezza in merito, si parla di avvalersi dei test fino all’ultimo anno delle scuole medie superiori, ma non è chiaro se potrebbero essere utilizzati addirittura anche nell’esame di maturità, visto che già alcune facoltà universitarie già li adottano per selezionare l’accesso ai corsi di laurea. Sono dispiaciuto che altre organizzazioni sindacali, pur condividendo l’iniziativa, non abbiano partecipato allo sciopero». Secondo Carlo Dami, portavoce provinciale dei Cobas ed insegnante in pensione, «l’istruzione non è una qualsiasi merce in compra-vendita». «Le prove Invalsi annullano le soggettività individuali degli studenti – aggiunge Lorenzo Gandolfi della Federazione degli studenti – e sono molto costose, sono state volute da Confindustria per generare conoscenze più spendibili sul mercato del lavoro, con la loro impostazione standardizzata però abbassano la qualità della scuola».

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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