Il Tirreno

Pistoia

In carcere per le violenze alla madre e all’anziana zia

Da anni calci, pugni e minacce di morte quasi quotidiani per ottenere i soldi Il gip del tribunale ordina l’arresto del 29enne per tutelare le due donne

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MOMIGNO. Calci, pugni, minacce, offese... La loro vita era diventata un vero e proprio incubo, costrette, da anni, a tirare avanti in un clima di terrore e angoscia. E con la paura che da un giorno all’altro potesse succedere loro, o a qualche altro familiare, qualcosa di ancor più terribile. Un rischio che il gip del tribunale di Pistoia ha ritenuto assai concreto, al punto di emettere, sabato scorso, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. A finire in manette, Leandro Cirillo, 29 anni, accusato di maltrattamenti, estorsione e lesioni aggravate nei confronti della madre e dell’anziana zia inferma, con le quali vive a Momigno, in via per Montagnana.

L’uomo è stato arrestato dai carabinieri di Marliana – gli stessi militari che, assieme ai colleghi di Capostrada e della sezione di pg della procura, avevano condotto le indagini – è incarcerato nella casa circondariale di Santa Caterina in Brana. Praticamente da sempre senza un lavoro fisso, con problemi di droga in passato e da anni con una forte dipendenza dall’alcol, secondo quanto è stato possibile ricostruire da parte dei carabinieri, anche grazie alle testimonianze delle vittime delle violenze, Leandro Cirillo costringeva continuamente la madre e la zia a consegnargli somme di denaro, più o meno 50 euro per volta. Senza risparmiare alle due anziane donne alcun tipo di violenze, né fisica né psicologica. Negli anni la madre lo aveva più volte denunciato, ma poi aveva sempre rimesso la querela credendo alle promesse del figlio che sarebbe andato a disintossicarsi

Tra gli episodi più gravi, quello avvenuto la sera del 25 febbraio scorso, quando la madre, presa a pugni e a calci, subì la frattura di una caviglia. Come spesso avveniva, quella sera il figlio voleva da lei e dalla zia 50 euro. E per costringerle a dargli il denaro aveva cominciato a rompere i piatti che erano sulla tavola apparecchiata, per poi spaccare a calci la stufa a petrolio e a fracassare, con la pala per la neve, il lampadario e l’acquaio della cucina. E quando la madre si era rifugiata in camera, aveva sfondato la porta e aveva cominciato a prenderla a calci e a pugni, fratturandogli, con gli scarponi, il malleolo della gamba destra. Era stata la sorella del Cirillo ad avvertire i carabinieri, quando aveva ricevuto una telefonata dall’uomo che la minacciava di morte, intimandole di andare subito là altrimenti avrebbe ucciso la mamma e la zia. Quando sul posto erano arrivati i militari, Cirillo si era già dato alla fuga. Sorella e madre si erano decise a chiedere aiuto quando la sera successiva l’uomo era tornato a casa per chiedere altri soldi e minacciando di fare alla madre ancor più male del giorno prima se lo avesse denunciato.

Massimo Donati

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di Redazione web