Il Tirreno

Pistoia

Cento adesioni al progetto Exportiamo

Cento adesioni al progetto Exportiamo

Formazione, contatti con operatori stranieri e supporto finanziario per le imprese artigiane che puntano al mercato estero

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PISTOIA. Più di cento aziende del manifatturiero pistoiese (e qualcuna anche da fuori provincia) hanno aderito al progetto Exportiamo, promosso da Confartigianato con il supporto (tecnico e finanziario) della Cassa di risparmio di Pistoia e della Lucchesia.

Un’adesione in forze ad un progetto che, sostiene il presidente provinciale di Confartigianato, Simone Balli, risponde ad una richiesta insistente rivolta all’associazione degli artigiani dalle imprese del settore: avere gli strumenti e le conoscenze per affrontare al meglio il mercato estero in una fase in cui il mercato italiano continua ad avere grossi problemi. E per mercato estero si intende sia l’Europa che i nuovi mercati di riferimento, Medio Oriente in testa.

Ieri pomeriggio oltre un centinaio di artigiani hanno partecipato al primo incontro di Exportiamo, nella sede dell’associazione di via Fermi. Davanti a loro due buyer (Alberto Ceccarelli e Luigi Colonna), e due piccoli imprenditori che, partendo dal nulla, si sono ricavati uno spazio di rilievo nel mercato estero. Un giovane di Como, Mario Sampietro, che ha iniziato nell’azienda del padre (un fabbro) ed è riuscito a portarla sui mercati internazionali. E un imprenditore aretino della “vecchia generazione”, Piero Jacomoni, che partendo da un’impresa artigiana di abbigliamento per bambini è arrivato a creare un gruppo unico nel suo genere, basando la sua strada di sviluppo su un rapporto molto stretto con i suoi dipendenti e i suoi terzisti.

«Exportiamo - spiega Balli - è un progetto particolare, articolato in più fasi e rivolto a tutte le tipologie di impresa. In un primo momento alle aziende saranno fornite tutte le informazioni tecnico-pratiche per individuare il possibile mercato estero di riferimento. Parallelamente verrà fatto un check up delle aziende che decidono di intraprendere questo cammino, dopo di che partirà l’aspetto operativo. La Cassa di risparmio supporterà le imprese dal punto di vista bancario».

«Abbiamo presentato il progetto alla Caripit per avere sin da subito un partner finanziario - spiega Andrea Mazzei, coordinatore del gruppo di lavoro che affianca l’export manager Patrizia Benelli -. Uno dei primi passi sarà infatti quello di preparare un business plan estero. Invece di cercare in ultima istanza il finanziatore, ci serviamo della Caripit per valutare quanto e come l’azienda può essere sostenuta economicamente. Questo tenendo presente il fatto che il Gruppo Intesa (che include Caripit) ha molte filiali estere».

«Cerchiamo prima di tutto di far capire che non si può all’estero perché “non si vende in Italia” senza un percorso formativo, idee chiare sulle risorse finanziarie necessarie e i canali giusti. Avremo la collaborazione di diversi operatori, tra cui Toscana promozione e il Comark, una società di servizi che offre la possibilità di svolgere l’attività di ufficio commerciale all’estero».

Dopo che l’azienda comunica la decisione di partecipare al progetto uno dei componenti del gruppo di lavoro inizia il check up. L’artigiano partecipa al percorso formativo (da maggio ad ottobre, finanziato dal Fondo sociale europeo e basato sugli aspetti pratici del lavoro con l’estero) e viene messo in contatto con gli operatori e con la Caripit. Questa fase si concluderà con un incoming con buyer esteri. «Poi - conclude Balli - parte l’esperienza concreta, e accompagneremo gli imprenditori nei Paesi esteri con cui avranno deciso di lavorare».

Tiziana Gori

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