Sicurezza
Cattolici alla ricerca di nuove strade per uscire dalla crisi
Termina stamani la Settimana sociale della Chiesa toscana I 400 delegati hanno dato vita a un intenso dibattito
PISTOIA. Sarà il vescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, a concludere stamani, attorno alle 11, la prima Settimana sociale dei cattolici toscani, che si è sta svolgendo da venerdì pomeriggio alla Cattedrale dell’area ex Breda.
Un appuntamento di grande importanza, il primo del genere a livello nazionale, in cui una Chiesa locale, come quella toscana, cerca di fare i conti con la crisi di questi anni: crisi economica e sociale, ma anche crisi culturale e di valori.
Tre giorni (compreso oggi)di discussioni e dibattiti che hanno coinvolto i circa 400 delegati provenienti dalle 17 diocesi toscane e che hanno fatto registrare punte molto stimolanti di discussione.
È il caso, ad esempio, della relazione del docente di filosofia Antonio Maria Baggio, che ha tirato le fila del secondo giorno di lavori, intervenendo ieri pomeriggio, dopo la presentazione delle sintesi dei gruppi di lavoro che avevano animato la discussione della mattinata.
«Le banche – ha detto Baggio – dovrebbero proporre ai risparmiatori forme di investimento a chilometro zero in cui i soldi dei risparmi di un territorio vanno a sostenere le imprese e le aziende che producono lavoro».
Secondo Baggio «si deve creare un modello economico nuovo: un'economia civile, al servizio del bene».
«L'Italia di oggi – ha affermato – è simile a quella uscita dalla Seconda Guerra Mondiale: ci sono alcuni mondi che stanno morendo, ci sono macerie su cui dobbiamo ricostruire. Anche la politica è in crisi perché non risolve più i problemi».
Di qui l’invito ai cattolici a «non temere la politica: oggi c'è bisogno di una nuova classe dirigente che deve nascere dal basso, dal sociale dove ci sono molte competenze da valorizzare. I cattolici non possono più delegare la politica a un partito, come avveniva in passato: occorre costruire culture politiche nuove».
Un elemento chiave della crisi, ha affermato ancora Baggio, è la mancanza di liquidità che costringe i Comuni a cambiare l'organizzazione dello stato sociale. «Il welfare attuale era stato pensato in una fase di economia in crescita. Oggi la situazione spinge istituzioni, associazioni, volontariato, no profit a lavorare insieme. L'individualismo ha rotto il modello di comunità da cui veniamo, poi è imploso su se stesso: oggi c'è bisogno di comunità, ma non possiamo tornare al modello di prima. Bisogna creare nuove forme di comunità».
Insomma, sia nelle parole di Baggio che nel resto del dibattito – per come lo si è potuto percepire – sono venute sia l’esame lucido sulle conseguenze sociali della crisi, sia l’avvertimento che per andare avanti occorrono ricette nuove, «nuove forme di comunità» e un ricambio deciso della classe dirigente.
Venerdì, all’avvio dei lavori, erano intervenuti anche il vescovo di Pistoia Mansueto Bianchi, il sindaco Samuele Bertinelli e il presidente della Regione Enrico Rossi.
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