Il Tirreno

Pistoia

Gabella del 20% sui pozzi: prime proteste

Gabella del 20% sui pozzi: prime proteste

Confindustria (ma anche i coltivatori) temono una nuova tassa sulla concessione demaniale

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PISTOIA. «Nuove tasse anche sull’acqua non potabile? No, grazie! eggiamo notizie su ventilati aumenti, fino al 20% dell’importo, dei canoni demaniali sui prelievi idrici; la nostra posizione è contraria, non pregiudizialmente, ma in base ad un’analisi che cercheremo qui di esporre».

Così l’esordio di Confindustria, ma il problema potrebbe riguardare gli stessi artigiani e anche i floricoltori.

« Primo dato, crediamo incontrovertibile e certo noto alle istituzioni preposte ad attuare le politiche di sviluppo del territorio (ruolo di recente rivendicato da alcuni importanti enti locali): l’aumento ulteriore di tasse sulle imprese in una situazione come l’attuale è l’esatto contrario di quello che dovrebbe essere fatto per rilanciare economicamente un territorio.

Mai le aziende hanno attraversato una crisi così profonda, aggravata di prelievi fiscali e di tariffe che già adesso non hanno eguali dal dopoguerra ad oggi. Contestiamo inoltre finalità e modalità con cui, ad ora, l’attuale parametrazione del canone viene effettuata.

«E’ certo che sono necessarie risorse per azioni di pubblica utilità: ma esse vanno reperite nella riduzione degli sprechi e nella seria lotta all’abusivismo, ampio e diffuso in questo settore. Dovrebbe sapere bene il livello politico e quello tecnico (preposti a riparametrare le tariffe) che artigiani ed industriali sono le uniche categorie produttive che, scaricando in fognatura, sono tenute per legge a denunciare i prelievi; il non aver imposto a tutti coloro che prelevano dai pozzi la presenza di contatori porta con se il rischio inevitabile di possibili evasioni e conseguenti danni erariali: non potendo misurare la quantità prelevata è anche impossibile applicare correttamente i relativi canoni. Si tratta di un problema che ha anche una grande valenza ambientale, cui la nostra classe politica si è mostrata così sensibile e che dovrà essere risolto con azioni che lo disciplinino in ogni suo aspetto (quindi, anche fiscale e tariffario).

«Sottolineiamo inoltre il fatto che un metodo che impone –giustamente – di applicare il canore in base al consumo, ma inspiegabilmente non è in grado di misurarlo per tutti i grandi utenti (le aziende, di qualsivoglia natura) finisce per infrangere l’equo principio di proporzionalità. Le imprese industriale e quelle artigiane stanno già dando al sistema, e non è ai loro occhi giustificabile un aumento dissennato riservato a loro soltanto, “solite note”.

Non escludiamo che le tariffe debbano essere riviste; ma quel 20% di cui sentiamo parlare potrebbe diventare molto meno pesante (o forse chissà, non essere necessario) se spalmato su una base contributiva allargata».

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