Sicurezza
Caso don Del Becaro, il padre: Lover non è un gay
«Mio figlio l’ha fatto per i soldi, ma non è un gay». Queste le parole del padre del giovane nomade Sinti pratese Lover Hening, sotto processo per tentata estorsione e violazione di domicilio nei confronti del sacerdote di Tizzana barbaramente ucciso
PISTOIA. «Mio figlio l’ha fatto per i soldi, ma non è un gay». Alza la voce di fronte al tribunale, Sergio Hening. Vuol convincere tutti, nell’aula, che i rapporti tra Lover e don Mario Del Becaro non erano frutto delle inclinazioni del giovane ma una scelta obbligata per chi aveva tutti i giorni bisogno di soldi, tanti soldi.
Il giovane nomade Sinti pratese Lover Hening, 25 anni, è sotto processo per tentata estorsione e violazione di domicilio nei confronti del sacerdote di Tizzana barbaramente ucciso il 28 dicembre scorso. Suo padre Sergio, è stato il protagonista dell’udienza di ieri del processo in corso davanti al giudice Luca Gaspari.
Secondo la procura Lover Hening avrebbe assecondato i desideri sessuali del sacerdote e l’avrebbe poi più volte ricattato per estorcergli del denaro in più rispetto a quello che già don Mauro gli regalava. E di fronte ai sempre più frequenti “no” del sacerdote, il giovane avrebbe perso la testa: il 5 dicembre entra con la forza in canonica, a Catena di Quarrata (l’altra parrocchia di don Mauro) e sfondò una porta. Poco dopo, l’intervento dei carabinieri – avvisati dal sacerdote – che arrestano il nomade.
L’avvocato di Lover Hening, Francesco Mandarano del foro di Prato, ha invece puntato fin dall’inizio sulla tesi che la violenza di Lover era quella di un amante che si sentiva improvvisamente rifiutato. Nessun tentativo di estorsione, insomma, ma solo il burrascoso finale di una storia a due.
Ieri il padre di Lover Hening ha detto la sua con chiarezza. Ha affermato di essere stato perfettamente a conoscenza dei rapporti omosessuali tra il figlio e il sacerdote. «Me lo diceva Lover, loro due mangiavano insieme, vivevano insieme, dormivano insieme». Ma a spingere il figlio tra le braccia di don Mario non sarebbe stata tanto una tendenza gay quanto il bisogno di denaro. «Mio figlio stava con me e lavoravamo il metallo. Ma io sono povero. Lui è un tossico, tira su (coca, ndr), fuma, va nei night. Ha bisogno di tanti soldi e stava con il prete per quello. L’ha fatto per i soldi, ma non è un gay».
Sergio Hening, 51 anni, usava in realtà un’altra espressione per definire un omosessuale, ma il giudice Gaspari l’ha più volte corretto.
Rispondendo alle domande dell’avvocato Mandarano, Sergio Heming ha precisato che il figlio ha ricevuto da don Mauro cinque o seimila euro che gli servirono per comprare un’auto Mercedes usata e una somma simile per acquistare una roulotte. Una volta don Mario pagò anche una rata di assicurazione da mille euro allo stesso Sergio Hening.
Ieri hanno testimoniato anche la madre di Lover, Isabella Innocenti, 50 anni, e il fratello di lui, 17 anni. Entrambi hanno negato di sapere che Lover aveva abitato per diverso tempo nella canonica di Tizzana e che aveva un rapporto omosessuale con don Del Becaro.
Conclusa la lista dei testimoni, alla prossima udienza, in programma il 13 giugno alle 9, inizierà la discussione con l’arringa della pubblica accusa, che sarà sostenuta dal pm Giuseppe Grieco.
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