I negozianti cercano di rilanciare il centro storico
PISTOIA. Si sono concluse lunedì 29 le assemblee della Confesercenti provinciale, che dopo le elezioni dei nuovi presidenti territoriali (tra le più significative novità preme segnalare Ilaria...
PISTOIA. Si sono concluse lunedì 29 le assemblee della Confesercenti provinciale, che dopo le elezioni dei nuovi presidenti territoriali (tra le più significative novità preme segnalare Ilaria Nardi alla guida del centro storico di Pistoia e Luigi Lavarini a capo dell’Unim a Montecatini), hanno portato alla conferma di Maurizio Innocenti quale presidente provinciale dell’associazione. Al suo fianco, nell’organismo di presidenza, ci sono per la prima volta due donne, la stessa Ilaria Nardi e Alessandra Bartolozzi (presidente di Assohotel Montecatini), oltre a Riccardo Bruzzani, Franco Viliani, Andrea Stefanelli, Pierluigi Lorenzini, Michele Coppelli, Massimo Sgrilli e Luciano Baldecchi, con gli invitati permanenti Tiberio Fedi, Stefano Giachetti e Claudia Saltini. E’ stato poi espresso il sostegno alle candidature di Massimo Vivoli e di Marco Venturi rispettivamente a presidente della Confesercenti Toscana e a presidente della Confesercenti nazionale.
«Le assemblee elettive – ha detto Innocenti - si sono svolte nel mezzo di una terribile crisi. Il nostro primo dovere è quello di essere insieme a tanti imprenditori coraggiosi che non mollano e a quelli disperati che non ce la fanno. Siamo un’associazione che guarda all’impresa per il bene del territorio e guarda alla coesione sociale come condizione per costruire il futuro. Nelle assemblee abbiamo constatato tanto malcontento e rabbia: la difesa dei negozi di vicinato è stato uno dei punti più sentiti. E’ stato riconosciuto il valore delle proposte avanzate dalla Confesercenti per il centro storico di Pistoia (nuovi stalli di sosta, zone 30, anziché allargamento Ztl, nuovi parcheggi, sviluppo del turismo). E’ risultata invece, dalle opinioni espresse dagli associati, più problematica la prospettiva di Montecatini. La piscina alle Leopoldine vede il cantiere ancora chiuso, il commercio rischia il collasso, con chiusure di attività storiche e di tanti negozi, le aziende alberghiere sono in difficoltà, non esiste un progetto di riqualificazione della città fondato sulla ricostruzione dell’identità».
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