Il Tirreno

Pistoia

Ucciso per 200 euro, nella cassaforte non c’era un tesoro

di Massimo Donati
Ucciso per 200 euro, nella cassaforte non c’era un tesoro

L’omicidio di don Mario Del Becaro, uno degli arrestati svela agli investigatori l’entità del misero bottino

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PISTOIA. Ucciso per poco più di 200 euro. Soltanto quelle poche banconote, infatti, hanno trovato nella cassaforte della canonica gli assassini di don Mario Del Becaro. Nessuna traccia del presunto tesoro, delle migliaia e miglia di euro che le voci di paese volevano fossero nelle mani del parroco di Tizzana, beneficiario dell’eredità della zia morta un anno prima.

A svelare agli investigatori l’ammontare del bottino della tragica rapina del 28 dicembre scorso è stato uno degli stessi albanesi arrestati martedì con l’accusa di omicidio volontario. Fation Kraja, nell’ammettere le proprie responsabilità davanti ai carabinieri che lo avevano da poco portato in caserma, ha spiegato di come, dopo aver aperto la cassaforte a muro che si trova nella canonica della chiesa di Tizzana, insieme al suo complice (gli inquirenti sono certi che si tratta di Gazmor Haxhillari, 35 anni, arrestato in Albania) abbia trovato soltanto poche banconote.

Probabilmente, proprio le voci sulla presunta ricchezza del sacerdote hanno spinto gli aggressori ad organizzare il furto poi degenerato in omicidio. Un piano, secondo gli organizzatori, escogitato da Bledar Haxhillari (27enne fratello di Gazmor, 35 anni), che avrebbe avuto modo di sapere anche dal “cognato” Lover Hening (compagno della sorellastra, arrestato dieci giorni prima del delitto per estorsione nei confronti del parroco, con cui aveva da mesi una burrascosa relazione) della disponibilità di denaro di don Mario.

«Don Mario – scrivono gli stessi investigatori – era una persona agevolmente avvicinabile, non solo per l’incarico religioso ricoperto ma ancor più per la sua omofilia e per le debolezze sessuali che non riusciva a contenere, rendendolo facilmente ricattabile al delinquente o allo sbandato di turno che, conoscendone l’agiatezza economica, provava ad ottenere benefici patrimoniali facendosi pagare le prestazioni sessuali, ovvero somme di denaro per un silenzio che avrebbe eclissato scandali ben più gravi».

E i carabinieri del Nucleo investigativo ritengono che Bledar Haxhillari abbia organizzato un piano per ottenere dei soldi dal sacerdote e addirittura per derubarlo. Per questo, per entrare nelle sue confidenze, il giorno precedente il delitto si era presentato a casa di don Mario sotto falso nome vantando una precedente conoscenza. E una volta entrato nelle sue grazie, aveva fatto di tutto, nelle ore in cui erano rimasti da soli insieme, per carpirgli notizie sulle sue possibilità economiche e sul funzionamento della cassaforte che aveva in casa e che ingenuamente il parroco aveva aperto davanti a lui.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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