Gioco
Bini parla della crisi del Pd ma pochi vanno a sentirla
Non più di una trentina di persone per il primo incontro pubblico della deputata «Ma ci sono stati compagni che hanno rifiutato persino il volantino»
PISTOIA. Nella saletta al primo piano della Casa del popolo di Bottegone mercoledì sera erano presenti una trentina di persone: quelle che hanno partecipato al primo incontro pubblico della neo deputata Pd, Caterina Bini. Ad aprire il confronto, Walter Tripi e la consigliera comunale Pd Giovanna Mazzanti. «Cerchiamo di tornare a una politica volta al territorio. E la presenza di Caterina qui stasera è importante - spiega Mazzanti - perché lancia il messaggio che l'onorevole viene anche sul territorio periferico a spiegare le ragioni di alcune scelte che hanno sconvolto molti di noi. Confrontarmi con Caterina è stato utile per capire alcune sfaccettature, che da fuori non si colgono».
L'incontro, organizzato dal Pd di Bottegone per «parlare e confrontarsi sulla politica nazionale», non ha raccolto un'ampia partecipazione, come avrebbe potuto essendo il primo appuntamento pubblico di una deputata Pd, dopo la bufera degli ultimi giorni.
Secondo alcuni militanti intervenuti durante il confronto con la deputata, chi dissente non ne ha voluto sapere: «Dopo tanti anni di servizio nel partito, andando a distribuire i volantini per questo incontro mi sono trovato di fronte dei compagni che mi hanno detto, in malo modo, di buttare pure i volantini. Anche uno dei manifesti è stato strappato, e questo dimostra un sentimento diffuso».
Durante l'incontro, una delle questioni portate più spesso sotto i riflettori dalla gente, è la necessità di capire «in quanto partito, dove stiamo andando e con chi vogliamo dialogare». Ma anche quella del mancato dialogo con gli iscritti: «bisogna ricominciare a dialogare, comunicare con noi iscritti che non veniamo a sapere cosa succede a Roma - spiega un militante - bisogna ricostruire il partito partendo dai territori».
Caterina Bini, di tutta risposta ha portato la propria dettagliata testimonianza sulla bufera che ha travolto il Pd. E lo ha fatto ripercorrendo i punti del suo diario, pubblicato giorni fa sul blog personale. Un racconto che è sembrato convincere molti iscritti. «Sto chiedendo anche agli altri territori di poter organizzare occasioni di confronto come queste: se una speranza c'è di salvare questo partito, e io spero ci sia, è attraverso la discussione e il confronto che deve avvenire, come forse abbiamo fatto troppo poco finora».
Bini rivendica la correttezza delle sue azioni. «Ho votato Marini, altra cosa non popolare, perché al di là della persona Marini era il risultato di un percorso politico condiviso, ma è mancato anche molto in questa fase un rapporto diverso con il territorio. Poi, per ricompattare il partito si è tirato fuori Prodi. Secondo me si sono consumate una serie di tensioni, perché 101 franchi tiratori non sono una parte sola, sono troppi. Perché non Rodotà? il problema non era in Rodotà, ma nel modo in cui è nata questa cosa, non doveva essere disponibile a essere proposto dal M5S».
Anche Trallori Pd, è d'accordo con Bini. «Non ci sono molte alternative, chi dice di non voler condividere l’accordo con Pdl, poi non propone alternative: chi continua su questa strada allude a una situazione più salvifica ma che non esiste. Chi sbarra la strada agli accordi, dovrebbero riflettere prima su questioni come la legge elettorale, il lavoro: a giugno scade la cassa integrazione in deroga, per esempio».
Eleonora Ferri
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