Il Tirreno

Pistoia

«Non volevamo uccidere il prete»

di Massimo Donati
«Non volevamo uccidere il prete»

Ha confessato davanti ai carabinieri uno dei tre albanesi arrestati martedì per l’omicidio del parroco di Tizzana

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PISTOIA. Aveva bisogno di soldi, per se e la sua famiglia, e per questo aveva accettato di partecipare al colpo. Ma l’intenzione sua e dei complici non era certo quella di uccidere ma solo di mettere a segno un furto nella canonica approfittando dell’assenza del sacerdote.

Ha confessato Fation Kraja, uno dei tre albanesi arrestati all’alba di martedì dai carabinieri per l’omicidio di don Mario Del Becaro. Prima del suo trasferimento in carcere, nel comando provinciale di viale Italia ha voluto rendere alcune spontanee dichiarazioni ai militari dell’Arma in cui ha ammesso di aver preso parte alla tragica rapina che, la sera del 28 dicembre scorso, si era conclusa con la morte del parroco di Tizzana. Il 26enne albanese, residente a Montemurlo in via Montegrappa 47 e da qualche mese al lavoro in una pasticceria di Montale, ieri mattina è stato sottoposto all’interrogatorio di garanzia nella casa circondariale di Santa Caterina in Brana ma ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande del giudice delle indagini preliminari, Roberto Tredici. Una scelta suggerita dal suo avvocato, Marcello Montoro, del foro di Pistoia, che ha ritenuto essenziale, prima di un qualunque passo formale, esaminare con calma l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti del suo assistito.

«Un’ordinanza molto consistente e dettagliata – spiega il legale – e conseguentemente richiede un approfondimento e una riflessione che i tempi molto stretti tra l’arresto e l’interrogatorio non hanno consentito. Nei prossimi giorni poi probabilmente verranno rilasciate delle dichiarazioni, dovremo stabilirlo con lui. Per il momento rimane evidentemente in carcere perché ci sono tanti elementi che consentono tale misura. Per un fatto così grave, prima di assumere delle posizioni che diventano definitive, vale la pena di spendere quei sette-dieci giorni prima di intraprendere una scelta processuale».

Per adesso, la confessione resa da Kraja ai carabinieri non potrà essere utilizzata nel processo ma ha valore soltanto nell’ambito dell’applicazione delle misure restrittive in fase di indagini preliminari. Ma la sensazione è che, davanti alle prove in mano agli inquirenti, la decisione dell’indagato possa essere, nel prossimo futuro, quella di una piena ammissione di responsabilità, per eventualmente ottenere, tramite anche il ricorso a riti alternativi, sconti sulla pena.

Dopo il suo arresto, è invece rimasto completamente in silenzio davanti ai carabinieri Bledar Haxhillari, il 29enne albanese domiciliato a Prato in via Fermi 17 accusato di essere il basista-ideatore del furto degenerato in omicidio. Il suo interrogatorio davanti al gip è previsto per domani mattina, ed è probabile che si avvarrà della facoltà di non rispondere.

Per quanto riguarda il terzo arrestato, l’altro della banda che ha partecipato materialmente all’omicidio, Gazmor Haxillari, 35 anni, fuggito in Albania pochi giorni dopo il delitto e catturato in un’abitazione della cittadina di Elbasa dalla polizia locale, i tempi per la sua estradizione in Italia non saranno brevissimi. Ci sono quaranta giorni di tempo per definire le pratiche per la richiesta ed è probabile che, una volta arrivato nel nostro Paese, verrà rinchiuso nel carcere di Roma o in quello di Bari, dove sarà sottoposto all’interrogatorio di garanzia.

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