Sicurezza
«Centrale, noi siamo stati danneggiati»
I Comitati replicano a Repower sulla presunta richiesta di danni e contestano la proroga di 6 mesi concessa all’azienda
PISTOIA. Per quanto pacata, la risposta della Repower sulla bocciaturia del progetto della centrale a Bottegone da parte di Comune e Provincia suscita inquietudini nel Comitato Bottegone-Badia-Agliana. In particolare, due sono i punti contestati. «Innanzitutto ci si chiede perché la Provincia abbia concesso alla ditta un periodo di sospensiva di 6 mesi sull'Aia, a partire dal 6 aprile, quando doveva essere ormai maturata la sua decisione di dire no al progetto, resa nota il 13-14 aprile». Repower aveva chiesto questa proroga, poi concessa, dovendo investire per adeguare il progetto ai numerosi rilievi presentati dall’Aia, l’autorizzazione d’impatto ambientale, che è l’equivalente della Via rilasciata dalla Regione. Ma, come ha spiegato anche Repower, prima di fare questi investimenti e non sapendo ancora dei pareri negativi di Provincia e Comune, l’azienda voleva aspettare l’esito dei ben sei ricorsi al Tar, per i quali i giudici non si sono ancora pronunciati. Fatto sta che questa proroga crea un periodo di stallo e incertezza anche dopo il no “politico” di Comune e Provincia. «Dopo l'assemblea alla casa del Popolo di Bottegone il Comitato inviò alla Provincia un breve comunicato nel quale si chiedeva di procedere subito con l' Aia, che in assenza di conformità urbanistica, doveva essere negativa. Come si spiegano questi 6 mesi?»
L’altra perplessità del Comitato riguarda la richiesta dei danni. In verità, il gruppo Repower non ha mai espresso l’intenzione di chiedere un risarcimento alle istituzioni, o addirittura agli stessi cittadini del Comitato o a Coldiretti, ha però ammesso che ci sono questi sei mesi di proroga per valutare il daffarsi ed anche di aver fatto investimenti importanti per questo progetto. «Si spieghi chiaramente ai cittadini, da chi di dovere, di quali danni si parla – prosegue il Comitato – noi crediamo che i veri danni sarebbero nati dalla centrale, che sarebbe venuta a collocarsi in un ambiente ormai al collasso ecologico, argomento che qualcuno ancora non ha capito o finge di non capire, come oggi la segretaria provinciale della Cisl. E i cittadini dovrebbero stare altri sei mesi con la spada di Damocle sulla testa e l'incertezza dei risarcimenti, che anche se richiesti alle istituzioni, andrebbero comunque a gravare su di loro?».
«Crediamo che debbano essere i cittadini a chiedere un congruo risarcimento – prosegue la nota del Comitato – per danni psicologici, a chi sta turbando da tempo la loro tranquillità. E in questo senso il Comitato è intenzionato ad attivarsi. A Repower, della quale apprezziamo i toni pacati, ma che non è mai intervenuta ad una nostra assemblea nonostante gli inviti, diciamo che gli abitanti di questa zona hanno sempre avuto un alto senso dell'ospitalità, ma quel progetto era proprio inaccettabile. Purtroppo in questi anni si è sempre parlato troppo di Repower e troppo poco di Radici. Non è stata Repower a mettere 137 operai in cassa integrazione e, se qualcuno non ce l'avesse chiamata, non crediamo sarebbe venuta a Pistoia spontaneamente. Anche sull'inizio della vicenda, nel 2009, il Comitato è intenzionato a fare chiarezza ed è già in possesso di importanti documenti».
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