Il Tirreno

Pistoia

Repower: «Bocciatura incomprensibile»

La multinazionale perplessa sui motivi portati da Comune e Provincia per il no al progetto

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PISTOIA. Stupiti per la bocciatura del progetto, giunta del tutto improvvisa. È la prima reazione della multinazionale svizzera Repower alla notizia che il progetto della centrale nell’area ex Radici di Bottegone è stato accantonato dalle istituzioni pistoiesi. «È innegabile che la bocciatura del progetto da parte del Comune e della Provincia di Pistoia sia stata una notizia assolutamente improvvisa e inaspettata – si legge in un comunicato giunto dalla sede milanese di Repower – L’8 aprile abbiamo ricevuto l'invito a partecipare ad un incontro del "tavolo istituzionale" per effettuare un monitoraggio sullo stato di avanzamento del progetto" e nulla presagiva il reale oggetto della riunione. Naturalmente spiace che, dopo tanto tempo, l'epilogo finale dell'iniziativa da noi promossa sia avvenuto così. Lo stesso protocollo di intesa, firmato con enti e parti sociali quasi un anno prima dell'inizio dell'iter autorizzativo, aveva come obiettivo proprio quello di istituire un luogo d'incontro tra tutte le parti coinvolte e mai prima del 12 era stata presentata l'esistenza di ostacoli insormontabili». Repower si dice perplessa per le ragioni del no. «Che la centrale nell'area ex-Radicifil non fosse di tipo "cogenerativo" è un elemento noto sin dal primo giorno ed i vincoli imposti dalla società Autostrade si sarebbero potuti superare in fase di ottemperanza alle prescrizioni autorizzative, ma forse il reale motivo è da ricercare nell'ambito dei contrasti sul cambio di destinazione d'uso dell'area della sottostazione elettrica».

«Il motivo per cui abbiamo lavorato sempre con grande entusiasmo sul progetto di Pistoia parte anche dal Protocollo firmato nel 2010 – prosegue l’azienda energetica – Nessuno ha mai attribuito a quel documento la certezza di buon fine della nostra iniziativa (su questo aspetto esistono rigorosi iter autorizzati da superare) ma sicuramente poneva le basi per una forma di collaborazione tra enti, parti sociali e proponente propositiva ed unica come modello di dialogo tra pubblico e privato».

«L'acceso dibattito che in tutti questi mesi si è svolto sulla centrale lo riteniamo una cosa normale e giusta, va però detto che in diverse occasioni si è avuta l'impressione che il progetto fosse nella realtà un pretesto anche per scontri ad esso estranei o conseguenza di interessi contrastanti che hanno limitato una completa ed oggettiva informazione sulla nostra iniziativa. Oggi, dopo anni di lavoro ed ingenti risorse spese, una pausa di riflessione su quelle che potrebbero essere le future intenzioni è inevitabile. Possiamo comunque affermare che in Toscana non sono mancate occasioni d'incontro con realtà assolutamente professionali e costruttive, la cui valenza positiva permane indipendentemente dall'epilogo negativo della nostra esperienza specifica».

Francesco Albonetti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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