Sicurezza
«Silvia, danza quanto vuoi Hai uno spazio immenso»
L’addio di amici e compagni di teatro alla giovane aglianese: è morta lo stesso giorno di Bernadette, la veggente di Lourdes da lei tante volte interpretata
AGLIANA. «Se n’è andata il 16 aprile, nello stesso giorno in cui è morta Bernadette», che tante volte aveva interpretato nello spettacolo “Aquero” realizzato con gli altri ragazzi del Movimento Giovanile Costruire di Firenze. Alla fine del musical, Silvia andava sotto un enorme telo, di color argento, per rappresentare la morte della santa di Lourdes: lo stesso drappo usato ieri dagli amici per coprire il feretro.
Nella chiesa di San Niccolò non è rimasto neppure uno spazio vuoto. Al funerale di Silvia Giuntoli, la 38enne aglianese morta martedì notte dopo un terribile incidente d’auto in Maremma, dove la giovane donna viveva da 2 anni, c’erano i compagni del Movimento fiorentino e i sacerdoti missionari Oblati di Maria Immacolata con cui, fin da ragazza, aveva diviso esistenza ed esperienze. E ancora: i tanti aglianesi che hanno visto Silvia crescere e sbocciare, gli artisti della scuola di musical di Bologna con cui si era diplomata nel 2004, e le persone che hanno fatto parte dell’ultimo capitolo della sua vita, quella passata in Maremma, nella pace di un agriturismo immerso nel verde, tra cavalli e asparagi selvatici. «Caro Fabrizio – ha detto al fidanzato di Silvia, conosciuto proprio con il trasferimento a Grosseto, padre Nino Bucca, missionario oblato– sono sicuro che nel tratto di vita che lei ha condiviso con te, non ha avuto il tempo di raccontarti tutto ciò che ha vissuto. Ecco, guarda tutte queste persone che sono venute qui oggi: te lo stanno dicendo con la loro presenza. Silvia copriva il mondo con gocce di bellezza».
«Vorrei raccogliere tutte le rose del mondo e metterle lì, a profumarti il viso, ma già so che godi di un giardino più bello» ha detto Pierluigi Grison, il coreografo di “Aquero”, dal pulpito di San Niccolò. «Vai Silvia, danza quanto vuoi. Lo spazio è immenso adesso».
Prima che la bara scomparisse sotto il telo di Bernadette, Riccardo,Giulio, Greta, Sofia, Benedetta, Niccolò e Filippo, hanno voluto salutare la “zia artista”, così la chiamavano, a modo loro. Si sono alzati dalle panche e, uno alla volta, hanno appoggiato sopra la bara dei fiori di girasole. Poi, anche Alessandro, il figlio dei proprietari dell’agriturismo maremmano in cui Silvia lavorava, ha voluto ricordare l’amica: «Mi ha impressionato da subito per la capacità di apprezzare il posto dove viveva, il lavoro che faceva, e la gente che si fermava a soggiornare da noi. Amava davvero ogni singolo momento della sua vita. Anche solo leggere un libro di pomeriggio, sul dondolo, col sole in faccia, per lei era una cosa fantastica». Dopo la messa, il corteo funebre ha accompagnato la bara al vicino cimitero di San Niccolò per la sepoltura.
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