Sicurezza
L’export pistoiese non supera la crisi
Le vendite all’estero calano mentre nel resto della Toscana si cresce. È il segno di un declino sempre più evidente
PISTOIA. Nel corso del 2012 la provincia di Pistoia ha esportato prodotti per 1.276 milioni di euro, quasi l1% in meno rispetto al 2011. Nello stesso periodo la Toscana nel suo complesso ha visto crescere le sue vendite all’estero del 6,9% e l’Italia in generale del 3,7%.
Numeri che raccontano una realtà semplice e drammatica: nella ripresa globale degli scambi internazionali, Pistoia continua a perdere terreno rispetto alle altre province toscane e all’Italia in generale. Non a caso Pistoia si ritrova all’85º posto nella classifica della competitivtà delle province italiane.
E ancora peggio va se si esaminano i dati su un più lungo arco di tempo, ad esempio dal 2001, anno di entrata in vigore dell’euro. Fatte 100 le esportazioni di allora, Pistoia oggi si ritrova a 80, con un calo di 20 punti, mentre la Toscana nel suo complesso è a 144. Se si confronta questa pessima performance con i dati delle altre province italiane, Pistoia si scopre al 93º posto addirittura.
Dati più che eloquenti sul declino – apparentemente inarrestabile – dell’economia pistoiese negli ultimi 12 anni. Sono quelli contenuti nel rapporto “Le esportazioni pistoiesi nel 2012” presentato ieri dalla Associazione industriali provinciale. A sciorinare diagrammi e tabelle è stato – come sempre – Renzo Vettori, responsabile del Centro studi di piazza Garibaldi, affiancato per l’occasione dal consigliere Cristiana Pasquinelli.
Non si trattava di dati inediti in assoluto, anche se indubbiamente lo studio presentato ieri presenta molti elementi di originalità, con approfondimenti di grande interesse. Ma l’insistere dei relatori sul progressivo impoverimento del tessuto produttivo pistoiese e sulla necessità di puntare ancora sulla manifattura come spina dorsale dell’economia provinciale, non potevano non evocare la cronaca più recente, con la clamorosa bocciatura – da parte di Comune e Provincia – dell’insediamento della centrale termoelettrica Repower a Canapale.
Ma se qui siamo nel campo delle opinioni, certo le cifre messe in fila da Vettori lasciano poco spazio alle interpretazioni. E fotografano una situazione nel 2012 ancora peggiore di quella della crisi del 2009. Se infatti in quell’anno Pistoia era riuscita a perdere terreno meno delle altre province toscane, pur subendo i contraccolpi della congiuntura negativa, nel 2012 la provincia non riesce a ripartire, con le sue vendite all’estero. Non riesce, cioé, a tenere il passo delle alttre economie toscane, che riescono a intercettare il debole vento che spira sui mercati internazionali molto meglio delle aziende pistoiesi.
«Dopo la crisi del 2009 – ha sottolineato Vettori – l’export è ripartito più lentamente che in altre province. E la produzione industriale, addirittura, non è ripartita per niente».
E buon per Pistoia che nel 2012 AnsaldoBreda ha ricominciato a pesare positivamente sulla bilancia commerciale, con oltre 30 milioni di euro esportati in più rispetto al 2011, soprattutto in Danimarca (è la famosa e contestatissima commessa per i treni Ic2 e Ic4). Il resto degli apporti positivi arriva dal vivaismo (più 11,6 milioni), dall’abbigliamento, dalla siderurgia e dalle bevande. Bilancio in rosso, rispetto al 2011, invece, per cuoio, maglieria, mobili, carta e cartone.
Quanto ai mercati di sbocco, le aziende pistoiesi vendono in prevalenza nei paesi (Francia, Germania, area euro in generale) dove la domanda di importazioni è più fiacca. Ma la circostanza in realtà spiega poco della crisi pistoiese. Confrontando i dati provinciali con quelli dell’export nazionale, infatti, Vettori ha mostrato che le aziende italiane che vendono in quegli stessi paesi negli ultimi anni hanno perso mercato molto meno di Pistoia. Insomma, il problema non è dove vendiamo ma (forse) che cosa e come.
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