Sicurezza
Apre il museo dedicato ai liberatori brasiliani
PISTOIA. «Questa, non è stata una storia di guerra, ma una storia di amore e di rispetto». Sono le parole di Mario Pereira, l'attuale guardiano del monumento al milite brasiliano, situato nella zona...
PISTOIA. «Questa, non è stata una storia di guerra, ma una storia di amore e di rispetto». Sono le parole di Mario Pereira, l'attuale guardiano del monumento al milite brasiliano, situato nella zona di S.Rocco. In questo ettaro di terra brasililiano, che in passatò ospitò il cimitero, verrà inaugurato, con una cerimonia commemorativa, lunedì prossimo un museo che rimarrà permanente. Un museo dedicato ai soldati sudamericani, i primi ad entrare nella Pistoia liberata dai nazifascisti. Pereira ne ha parlato durante l’inconto svoltosi ieri in Comune tra un centinaio di studenti delle medie superiori, che partecipano al calendario di iniziative “Scenari del XX Secolo”, e i rappresentanti del consolato brasiliano e delle forze armate del paese sudamericano.
Il museo è stato allestito grazie al materiale fornito da veterani, storici, studiosi e ricercatori e sarà un modo per raccontare “le 1000 storie che stanno dietro al monumento”. Mario Pereira è figlio di Miguel Pereira, che fu sottotenente della Força Expediciònaria Brasileira (Feb) e che, come altri 25.500 soldati, partì dal Brasile per andare dall'altra parte dell'oceano a combattere una guerra in nome di ideali come la libertà e la democrazia, gli stessti ideali che gli erano negati in patria.
Nonostante questa incongruenza le truppe Feb si distinsero rispetto ad altre di nazionalità diversa, durante la loro permanenza in Italia e in particolare nell'appennino Tosco-Emiliano, per la loro umanità e per l'aiuto concreto che portarono ai civili, tra i quali ancora oggi molti testimoniano la loro gentilezza. La pacificità dei soldati brasiliani è testimoniata anche da immagini significative, che ritraggono soldati con in spalla la chitarra invece del fucile, quasi a sottolineare che la guerra stava ormai per finire e che tra poco tutti sarebbero tornati a suonare e a cantare. Tracce di forte integrazione con la popolazione e con il territorio locale si evincono anche dai numerosi matrimoni che si ebbero tra i soldati brasiliani e le donne della nostra zona, 58 casi, tra i quali solo la famiglia Pereira decise di rimanere in Italia.
Durante l'incontro, gli interventi del colonnello Joao Denison Maia Correia, che lavora presso l'ambasciata brasiliana a Roma e dello storico Giuliano Tessera, hanno contribuito a ricostruire la storia delle truppe Feb in Italia tra il 1944 e il 1945, soffermandosi sulle diverse ostilità incontrate dai soldati brasiliani nella loro opera di liberazione. Questi, infatti, non erano preparati al clima dell'appennino Tosco-Emiliano, indubbiamente più rigido di quello sudamericano, che li costrinse a combattere anche sotto la neve. Inoltre l'esercito Brasiliano non era dotato di un equipaggiamento adeguato, che gli fu fornito una volta sbarcati e che dovettero imparare ad utilizzare.
Eleonora Marini
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