Sicurezza
La concorrenza low cost ha affondato Alba spa
Da azienda leader alla prossima chiusura: fine di una storia durata 50 anni Alberto Sciatti: «Le abbiamo provate tutte, ora non ci resta che liquidare»
QUARRATA. «E’ come se ti morisse un parente stretto. Lo vedi in agonia e cerchi di limitare i danni fino alla fine. Quando tutto crolla però, non puoi che alzare bandiera bianca».
Per risollevare le sorti della Alba Spa, storica azienda quarratina di biancheria femminile costretta a tirar giù il bandone davanti alla pesante perdita di fatturato registrata negli ultimi due anni, i fratelli Alberto e Stefano Sciatti hanno cercato di spingere al massimo sul mercato estero e di reinvestire, spiegano, quanti più soldi possibile nell’azienda.
I due imprenditori, eredi di un’attività di famiglia nata nel 1960 e diventata, col tempo, una delle più solide imprese locali specializzate nella produzione e nella vendita di intimo, si sono anche rivolti a una società di advisor per togliersi ogni dubbio sul da farsi.
Alla fine, di fronte a un «crollo del fatturato del 64% dal 2011 ad oggi», hanno gettato la spugna. Nei prossimi mesi arriverà il licenziamento collettivo per i 19 dipendenti della società.
«Sono cresciuti con me e abbiamo pianto insieme – dice Alberto Sciatti parlando dei suoi operai – Come imprenditori, io e mio fratello c’abbiamo messo anima, corpo e soldi, però a questo punto non ci resta altro che liquidare tutto. Abbiamo fatto il possibile, perché vogliamo camminare a testa alta».
Una chiusura inevitabile secondo i vertici della società, dovuta al mercato interno che precipita, agli insoluti che da eccezione diventano quasi la regola, ai pagamenti che slittano e alle banche che chiudono i rubinetti. E ancora: alla concorrenza a basso costo che avanza senza alcun limite e alle catene di lingerie che pontificano dappertutto, offrendo «prodotti carini a prezzi discreti, capaci di attirare le donne che un tempo compravano intimo di qualità» e mettendo in ginocchio i negozi al dettaglio, gli stessi riforniti dalla Confezioni Alba di via Statale.
«Tutto il mondo della biancheria è in fase di ristrutturazione – spiega Sciatti, che oltre a essere alla guida della società di via Statale, è anche vicepresidente dimissionario del Consorzio Italian lingerie export – La corsetteria e la pigiameria è considerato ormai un bene voluttuario. È più facile che la gente si compri un piumino di marca che un buon pigiama. Ecco perché molte aziende del settore stanno puntando su prodotti d’altro genere, come l’ abbigliamento vero e proprio».
Il crollo per Confezioni Alba è arrivato col picco negativo degli ordini registrato per il 2013. «È precipitato il mercato italiano, che per noi rappresenta il 70% del fatturato – spiega l’imprenditore – In questo ultimo periodo abbiamo spinto il più possibile sull’estero, recuperando anche qualcosa, ma non è bastato per mantenere una realtà strutturata come la nostra. Negli ultimi 12 anni – sottolinea Sciatti – abbiamo conservato un regime di fatturato costante, a fronte però di costi perennemente in aumento. Nel 2011, ad esempio, abbiamo dovuto far fronte a fattori imponderabili: da una stagione all’altra, il prezzo delle fibre di cotone è salito del 150%».
Nemmeno il portafoglio clienti – oltre 900 – dell’azienda di intimo, è riuscito a fare il miracolo, perché come ormai avviene sempre più di frequente, i compratori hanno cominciato a pagare con fatica e in tempi estremamente dilatati.
«Fino al 2008 gli insoluti del canale al dettaglio raggiungevano un 15% fisiologico. Oggi superano il 35%, e il sistema bancario, qui in Italia – conclude Sciatti - penalizza quelli che non vengono pagati».
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