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«Abetone diversa culturalmente»

Comune unico, Danti non è contrario ma spiega le perplessità

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ABETONE. «Differenze culturali». Una frase, pronunciata dal sindaco di Abetone Giampiero Danti fa discutere in vista del referendum che si terrà sul Comune Unico, presumibilmente nel mese di ottobre o novembre di questo anno.

Signor sindaco cosa intende per differenze culturali fra comuni montani così contigui come quelli compresi nel progetto di comune unico? Sembra quasi un'avversione di principio a questa fusione che si sta tentando? «Innanzi tutto devo precisare di non essere assolutamente contrario al Comune Unico. Sarà la gente del mio comune a decidere se accettare la proposta o respingerla. Sono contrario alle formule astratte e non sperimentate. Penso che occorra prima far vedere ai cittadini che siamo in grado di realizzare cose che portano un reale vantaggio a tutta la popolazione. Realizzarle con minori costi e più efficienza. L'Unione dei comuni da questo punto di vista permette una maggiore sperimentazione».

Questo può anche essere, ma le differenze culturali? «Non è semplice farsi capire. È evidente che fra le persone non ci sono differenze, ma ci sono invece fra le situazioni diciamo ambientali. L'economia del comune di Abetone è diversa dagli altri tre comuni con i quali dovremmo unirci. Abbiamo un'economia che si avvicina di più ai comuni dell'alta Italia che non al comune di San Marcello o di Piteglio. Il modo di pensare delle persone che qui vivono è diverso da quello di chi non è strettamente legato ad un'economia turistica. E poi un'economia turistica molto particolare e molto imprevedibile perché legata a fattori a volte incalcolabili come il tempo, la caduta della neve, il freddo o il caldo. Faccio un esempio che può apparire banale, ma forse rende l'idea. Noi facciamo pagare i parcheggi perché l'introito che otteniamo ci serve per pagare l'investimento. Ci serve per pagare la spalatura della neve che dobbiamo fare parecchie volte nel corso della stagione. Ciò che dobbiamo fare nel periodo invernale non si avvicina minimamente a ciò che altri comuni devono fare. Non è facile capire fino in fondo questo modo di procedere che siamo costretti a seguire. In ogni caso sarà la popolazione a decidere l'esito di un eventuale referendum sul Comune Unico». Sull’argomento interviene anche Marilena Milianti, dell'Azienda Montana Il Baggiolo, che raccoglie e confeziona i frutti del sottobosco. «Ho studiato e vissuto per diverso tempo a San Marcello e devo dire che far capire il nostro modo di vivere, nonostante che la distanza territoriale sia minima con gli altri comuni, non è semplice. Sembra di dire una cosa grossa o una banalità, ma garantisco che non è così. Sul Comune Unico sono perplessa. Non sono contraria, ma diciamo che un po' di paura di non essere compresa ce l'ho. O meglio non ci sono certamente differenze fra le persone, ma nel modo di vivere sì. Saremo capiti o ascoltati?»

Sauro Romagnani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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