Il Tirreno

Pistoia

Cinque mesi per avere un test al fegato

di Corrado Benzio
Cinque mesi per avere un test al fegato

Il dramma di un padre: «Mia moglie è morta di tumore, devo capire che problemi ha mio figlio che ha solo 19 anni»

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SERRAVALLE. «Le dico una cosa: mia moglie è morta a 48 anni, di un tumore maligno. Può capire cosa sto provando ora, in questi giorni».

Ruggero, il nome è di fantasia, è un impiegato pubblico che ha scoperto che il figlio ha una «anomalia» al fegato. Il medico di famiglia gli ha prescritto una visita gastroenterologica, ma il primo appuntamento è per il 29 agosto a San Marcello Pistoiese. Più di 4 mesi e mezzo. Ma sentiamo la storia di un normale cittadino di fronte all’Asl, ai tagli che imperversano, ad una difficoltà ormai collettiva a far fronte ai tanti problemi di un paese in crisi profonda.

«Scrivo questa lettera per rendere partecipi del mio sconcerto. Circa 2 anni fa a seguito di indagini diagnostiche ho scoperto che mio figlio (attualmente 19 anni) è affetto da celiachia, immediatamente abbiamo preso le misure previste per la sua patologia con l'alimentazione appropriata ».

Tutto bene, si fa per dire, per Ruggero e suo figlio. O almeno così sembra.

«Circa un mese fa, mio figlio ha fatto le analisi del sangue, e il referto segnalava una alterazione epatica. Il medico curante gli ha prescritto subito una visita gastroenterologica».

E qui comincia l’odissea dell’uomo nella nostra Asl.

«L'11di aprile, due giorni fa sono andato al Cup per la prenotazione della visita. L'impiegato del centro unico di prenotazione mi ha cosi risposto (premetto che sono residente a Serravalle Pistoiese): se vado all'ospedale di San Marcello la prima data utile è il 29 agosto; se vado all'ospedale di Pescia, la prima data utile è il 16 ottobre; per Pistoia non è possibile prenotare in quanto manca la disponibilità per il 2014»

Per capirci meglio: per tutto il 2013 – e siamo appena al 13 aprile – non ci sono disponibilità per una visita gastrointestinale ad un giovane di 19 anni.

«Quindi se voglio sapere qualcosa in più sulla causa della alterazione epatica di mio figlio – conclude con discreta amarezza Ruggero – devo andare in una clinica privata.

«Che cosa sta succedendo all'Usl di Pistoia? Da indagini da me effettuate – spiega – mi risulta che le Usl confinanti danno tempi di gran lunga più brevi.

«Che colpa abbiamo commesso noi residenti dell'Usl di Pistoia per avere un trattamento così discriminante? Sicuramente se un dirigente di quest'Usl si degnerà di rispondere troverà una motivazione logica al fatto che devo aspettare 5 mesi per San Marcello, 7 mesi per Pescia e oltre 10 mesi per Pistoia.

Ma il signor Ruggero chiude con una nota di speranza.

«Nonostante le apparenze ho fiducia che la situazione possa migliorare magari organizzando in maniera più umana e non con logica aziendale come fossimo dei manufatti (magari tagliando dove non si mette a repentaglio la qualità della vita).

Alla fine della sua email Ruggero si scusa per lo sfogo e saluta.Noi invece continuiamo la sua conversazione con il nostro lettore di Serravalle Pistoiese.

«Io credo che quanto stia accadendo non dico n ellaAsl ma nel nostro paese non sia capibile da tutti. Ovvero che certi tagli, certi drammi che noi viviamo sulla nostra pelle non possono riguardare i malati. Io penso alla mia situazione, quanto devo aspettare per sapere se mio figlio ha seri problemi al fegato oppure no. Quando devo vivere di angoscia, di preoccupazione? Ripeto io tirerò fuori il portafoglio e pagherò una visita da uno specialista privato e magari da privato faro anche fare analisi e test. Ma in questo momento c’è tanta gente che non può più permettersi una visita al di fuori di quello che può erogare l’Asl o comunque una struttura pubblica».

Solo ieri, aggiungiamo noi, c’è stato il dramma di un paziente di cuore pratese al quale era stata tolta la gratuitàsu un farmaco.

Ad aiutarlo una signora di Viareggio che ha letto la notizia sul nostro giornale e gli ha fornito 5 confezioni di questi farmaci, tanto per andare avanti un po’.

In somma sta passando l’idea di una sorta di mutua solidarierà al di fuori da quello che può dare la sanità pubblica. Una fase veramente difficile per un cittadino sempre più povero e sempre più solo. ma anche la difficoltà dell’Asl ad essere credibile.

Ma non solo l’Asl. Pensiamo alla vicenda della Farcom, la società delle farmacie comunali dove è in corso la guerra dei buoni pasti, che si usufruivano anche se il dipendente era in ferie oppure in malattia.

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