Sicurezza
Alt ai vivai a sud della via Montalese
Braccio di ferro tra Comune e imprenditori, ma alla fine nel nuovo regolamento urbanistico restano i paletti
PISTOIA. Più spazio per i vivai e la vasetteria nel nuovo regolamento urbanistico, quello che approderà finalmente lunedì in consiglio comunale per l’approvazione definitiva. Rispetto alla prima stesura del documento , il sindaco Bertinelli (che ha trattenuto per sé la delega all’urbanistica) sta per mettere la firma su un atto con meno restrizioni per l’«industria verde» pistoiese. Ma dei paletti nel documento sono rimasti, nonostante le richieste delle categorie economiche, Cia in prima fila.
La questione più scottante, che ha animato diverse delle ultime riunioni della commissione consiliare 2 (che si occupa di urbanistica), è quella delle cosiddette “aree vocate”all’attività vivaistica. Nella nuova stesura del regolamento urbanistico sono state eliminate le cosiddette “stepping stones”, cioé delle aree della piana distribuite un po’ a macchia di leopardo ed escluse dall’attività a vivaio. I confini dell’area vocata sono stati poi estesi a comprendere aree come Case Soldi (Vinacciano) e il Nespolo. Scelte spiegate da un lato con l’esigenza di non penalizzare aziende confinanti che si sarebbero trovate avvantaggiate o penalizzate a seconda di dove fosse passato – ad esempio – il confine delle “stepping stones”; dall’altro evitare di limitare troppo l’espansione dei vivai, visto che a farlo già ci pensa il nuovo Pai (Piano Assetto Idrogeologico) che vieta l’impermeabilizzazione in vaste aree della piana pistoiese.
Dove invece il regolamento non dà il via libera all’”area vocata” è nella ampia zona a sud della via Montalese (Santomato, Chiesina Montalese), dove sono presenti una settantina di aziende agricole. Per questo “no” si sono sommati diversi motivi, illustrati dallo stesso sindaco Bertinelli e dall’architetto Spilotros in commissione. Innanzitutto la zona è già sostanzialmente pedecollinare, quindi non si trova più nella piana, tradizionale culla dell’attività vivaistica. E in queste zone sono altre le colture tipiche, ad esempio viti e ulivi. Poi c’è un problema di infrastrutture: via Montalese è una strada stretta e con grossi problemi di sicurezza, come sanno gli abitanti. Dare il via libera ad una attività come quella vivaistica, che implica la presenza di traffico pesante, non sarebbe stato senza conseguenze. Infine, lo stesso sindaco Bertinelli ha richiamato i confini del Piano territoriale di coordinamento provinciale, che esclude dalle aree vocate a vivaismo quelle a sud di via Montalese.
Ma proprio su questo punto la Cia è andata all’attacco. E in una seduta di commissione il presidente Sandro Orlandini ha ricordato al sindaco che un dirigente della stessa Provincia aveva assicurato che non era l’ente di piazza San Leone a bloccare il vivaismo nell’area, ma semmai una interpretazione restrittiva del Comune. In ogni caso se anche Palazzo di Giano continuasse nella linea dura, la nuova legge regionale sul vivaismo, (già approvata e in attesa di regolamento attuativo) si incaricherà di battezzare come vocate anche le aree a sud della Montalese, visto che i requisiti ci sarebbero tutti.
Bertinelli non ha molto gradito, replicando che se sul vivaismo a sud della Montalese l’ente ha cambiato opinione, dovrebbe fare una variante al suo piano. Una successiva lettera del dirigente provinciale Renato Ferretti si incaricava di precisare che l’area indicata dal piano terrritoriale di coordinamento come “ad agricoltura promiscua” consente comunque l’installazione di vivai, anche se limitata.
L’amministrazione ha preso atto ma non ha cambiato la propria impostazione. Per cui a oggi appare molto probabile che nel testo che lunedì andrà in aula le limitazioni al vivaismo a sud della via Montalese rimangano.
A quel punto solo una (improbabile) battaglia in aula potrebbe rimettere in discussione la scelta.
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