Il Tirreno

Pistoia

C’è uno sconto di pena per Mamma Ebe

di Fabio Calamati
C’è uno sconto di pena per Mamma Ebe

In appello salta la truffa, ma resta la condanna per le cure abusive date ai poveri malati che andavano a Villa Gigliola

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PISTOIA. Scompare la condanna per truffa, ma restano le altre. Di conseguenza la pena scende dagli 8 anni e mezzo del primo grado, al tribunale di Pistoia, agli attuali 6 anni decisi dalla Corte di appello di Firenze. Questo l’esito del processo di secondo grado per Gigliola Giorgini, 80 anni, meglio conosciuta come Mamma Ebe.

Per lei vengono dunque confermate le condanne per associazione a delinquere ed esercizio abusivo della professione medica. Il riferimento è all’attività di cure e massaggi che la Giorgini ha svolto dal 2005 al 2010 a Villa Gigliola, sul San Baronto, meta di una processione continua di persone malate o comunque sofferenti che si affidavano alle capacità e ai poteri di Mamma Ebe. Un’attività che fu troncata tre anni fa dagli arresti eseguiti dai carabinieri di Quarrata.

I giudici di appello hanno anche assolto dall’accusa di truffa il marito della Giorgini, Gabriele Casotto, 58 anni, che si è visto quindi ridurre la pena di primo grado da 6 anni e 6 mesi a 4 anni e 8 mesi. Ridotte anche le pene di altri tre imputati: Carmela Lo Conte, collaboratrice storica di Mamma Ebe, passa da 3 anni e 6 mesi ad una pena di 2 anni; Rita Andrenacci, altra stretta collaboratrice della “santona”, è passata da una condanna a 2 anni e 6 mesi ad una di un anno e 6 mesi. Infine Cecilia Bertacchi, che compilava le ricevute fiscali rilasciate dalla Giorgini dopo ogni visita, ha ottenuto uno sconto di un anno e 2 mesi rispetto alla pena di primo grado, di 2 anni e 6 mesi. Per Lo Conte, Bertacchi e Andrenacci le pene sono state sospese.

La Corte di appello ha infine assolto con formula piena altri sette imputati: Marco Gabbriellini (presidente dell’associazione religiosa “Opera di Gesù Misericordioso”, che organizzava le riunioni a carattere religioso di cui Mamma Ebe era protagonista e che per questo ruolo di primo piano era stato condannato in primo grado a 4 anni e mezzo), Alfredo Niccolai, Daniela D’Alessio, Maria Pia Graziadei, Giovanna Bartolini, Clara Maccari e Laura Gesualda Mariotti, tutti coinvolti nelle attività di Villa Gigliola ma con ruoli minori rispetto agli altri imputati.

I giudici di Pistoia avevano ritenuto provata, tra le altre, anche l’accusa di truffa aggravata nei confronti di Mamma Ebe. Testimonianze, documenti, intercettazioni telefoniche, avevano portato a chiarire che la “santona” affermava l’effettiva possibilità di risolvere i problemi di salute di chi si rivolgeva a lei mediante le cure mediche, i massaggi, le pomate, persino pratiche pseudoreligiose ed esorcismi. Per questo veniva tirata in ballo la presenza del demonio, della cui presenza era necessario liberarsi per poter guarire.

Proprio l’accusa di truffa, invece, è caduta nell’esame da parte dei giudici di appello di Firenze. E questo dato viene sottolineato con forza dall’avvocato difensore di Gigliola Giorgini, Marco Ammannato. «È caduta l’accusa più infamante, quella appunto relativa alla truffa. Tra l’altro anche al processo di primo grado non si era presentata come parte civile nessuna delle persone che avrebbero dovuto essere state truffate».

Per il resto, l’avvocato Ammannato attende di leggere le motivazioni dei giudici di appello, ma anticipa l’intenzione di rivolgersi sicuramente alla Cassazione, in modo da cancellare anche le accuse residue nei confronti di Mamma Ebe.

Gigliola Giorgini, bolognese, divenne famosa negli anni '80, quando su di lei furono aperte inchieste in varie parti d'Italia. Nelle case gestite dalla organizzazione (in Piemonte, Toscana ed Emilia Romagna), si raccontò, si sarebbero consumati gravi abusi fisici e psichici, sotto forma di trattamenti medici e riti religiosi sui malati, ai quali sarebbe stato estorto denaro in cambio della promessa di guarigione. Denunciata una prima volta nel 1980 per sequestro, venne processata e condannata nel 1984, a Vercelli. Fu la prima sentenza di una lunga carriera giudiziaria, che nel novembre 2011 trovò il suo culmine nella condanna a sei anni in Cassazione per le cure fasulle elargite in una villa a Cesena.

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