Il Tirreno

Pistoia

Pacini, sale la rabbia dei comitati «Ci state prendendo in giro»

Alessandro Sisi

Teso faccia a faccia fra Asl e cittadini durante l’affollata assemblea nella parrocchia di S. Marcello Per Abati è «la migliore soluzione possibile oggi per non dover chiudere il presidio domani»

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MARCELLO. Sala parrocchiale stracolma e oltre 300 persone venute domenica sera a capire da tecnici e politici il reale futuro dell’ospedale Pacini di San Marcello. Presente tutto lo stato maggiore dell’Asl 3 di Pistoia e i 4 sindaci della montagna, seduti in ordine sparso nella grande, ma piccola sala per un’assemblea di questo tipo. La serata è stata organizzata dall’associazione Zeno Colò che sin dal 1990 ha donato con elargizioni da parte dei cittadini molte attrezzature mediche all’ospedale e dal gruppo “ Montagna Pistoiese – è qui che voglio vivere”. Moderatore dell’incontro è stato il giornalista Mauro Banchini, nato e cresciuto a San Marcello come egli stesso ha tenuto a ricordare nel suo intervento introduttivo. Banchini ha rammentato come il Pacini nasce nel lontano 1807 da un lascito in dono alle genti poveri della montagna e a creare dal nulla l’ospedale furono le popolazioni dell’epoca e non i politici e le istituzioni, come ha ricordato che l’assemblea pubblica odierna è stata indetta da due associazioni e non dai politici, segno evidente che la popolazione ha bisogno di sapere il reale futuro dell’ospedale. Non è mancata una piccola stoccata verso le amministrazioni locali, ricordando come all’isola d’Elba mesi addietro nella protesta contro la chiusura o ridimensionamento del loro ospedale in prima fila c’erano i sindaci isolani, di cui uno diede le dimissioni, poi ritirate. Su questo punto è intervenuto il sindaco di San Marcello Silvia Cormio. «Noi abbiamo fatto il possibile per salvare il salvabile, abbiamo subito istituito una commissione che non si è sciolta, formata da tutti i consiglieri dei 4 comuni, ha fatto incontri con l’Asl e le associazioni, rigettando parte del progetto originale. La commissione ha terminato il suo ruolo istituzionale, ma rimane in vita e attiva per monitorare quello che succede attraverso consigli e suggerimenti». Una delle questioni che sta a cuore ai cittadini della montagna è capire la parola “potenziamento”, in quanto senza la sala operatoria è difficile definire l’ospedale come tale. Su questo tema Emiliano Bracali, presidente della Zeno Colò, ha mostrato dei ritagli di giornale vecchi di due anni, dove si evidenzia come labili sono state le promesse dei vari soggetti dell’epoca interessati, in primis l’ex direttore e l’ex assessore regionale. «La gente non vi crede più – ha detto Bracali – vogliamo la verità, vogliamo saperla stasera dalle vostre bocche, perché in questi due anni siamo stati presi in giro». Immediata e franca e senza giri di parole la risposta del dottor Roberto Abati, direttore Asl. «Forse è mancata una certa comunicazione, forse non siamo stati chiari, ma l’ospedale Pacini non chiude, non si tratta di potenziamento, ma di un progetto di qualificazione e riorganizzazione dell’attività ospedaliera e territoriale della montagna pistoiese. Quello che sto per dire, ha proseguito Abati, non piacerà, ma siamo di fronte ad una scelta fatta in chiave futura, questa scelta salva il Pacini. Lo scenario è cambiato, prosegue Abati, di fronte a tagli di 477 milioni di euro per la sanità toscana. La Spending review ha costretto non a tagliare, ma a fare delle scelte sempre in base alla massima sicurezza per i pazienti. È in atto un processo di cambiamento che inciderà nella qualità migliore delle prestazioni e nell’equità del trattamento. Riduzione della spesa – ha concluso Abati – con però sempre servizi migliori ai cittadini, continueremo a monitorare come azienda di cosa ha bisogno San Marcello, se per la medicina gli attuali 24 posti letto sono pochi gli aumenteremo, una monitoraggio di 6 mesi e vi prego, a concluso il direttore Abati, di leggere l’opuscolo che abbiamo distribuito stasera in sala».

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