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Pistoia

Il convento dei Cappuccini per i detenuti pistoiesi

Il convento dei Cappuccini per i detenuti pistoiesi

Il progetto di creare una sezione esterna della casa circondariale fa progressi I soldi per trasformare gli ambienti saranno chiesti alla Fondazione Caripit

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PISTOIA. Sarà presentata alla Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia la richiesta di finanziamento per la realizzazione degli alloggi destinati ai detenuti semiliberi del carcere di Santa Caterina in Brana. Gli alloggi dovrebbero essere accolti negli spazi (a oggi in larga parte inutilizzati) del convento dei padri cappuccini di via degli Armeni. A dare la notizia, l’ampia relazione di Antonio Sammartino, garante dei detenuti del Comune di Pistoia, nella sua relazione sull’attività degli ultimi dodici mesi.

Il progetto di accogliere i detenuti semiliberi (quelli che la mattina vanno al lavoro all’esterno del carcere e vi fanno ritorno la sera) in una struttura esterna alla Casa circondariale di Santa Caterina nasce dal fatto che l’attuale sezione semiliberi è nient’altro che un corridoio di 44 metri quadri senza finestre, con dieci posti letto (ma in passato sono stati anche 15). Insomma, spazi del tutto inadeguati. Il con vento dei cappuccini, invece, quasi del tutto inutilizzato dai pochi religiosi che lo presidiano, potrebbe essere adattato allo scopo. Sammartino spiega di averne parlato con il Provveditorato regionale dell’amministrazione carceraria (che ha già fatto un sopralluogo), con il presidente dell’Ordine degli avvocati e, ovviamente, con la stessa direzione del carcere che è d’accordo. I Cappuccini metterebbero a disposizione gratuitamente una parte dell’edificio. Ovviamente, però, occorrono dei lavori di messa in sicurezza e per finanziarli si busserà alle porte della Fondazione Cassa di risparmio.

Per il resto, la relazione di Sammartino si concentra soprattutto sulle condizioni di grave sovraffollamento in cui si trova il carcere di Santa Caterina, sottolineando che questo è uno dei principali problemi che sollevano di solito anche i detenuti. Altra carenza è quella di attività rieducative, sia per la mancanza di spazi adeguati che per la carenza di personale di guardia che sorvegli i detenuti durante queste stesse attività. Sammartino sottolinea poi l’importanza delle attività finalizzate a favorire il reinserimento sociale dei detenuti, prevedendo azioni di accompagnamento lavorativo e – sia pure per periodi limitati – di sostegno abitativo. Il garante sottolinea di aver trovato orecchi attenti nella quinta commissione consiliare e in particolare nel consigliere Massimiliano Sforzi, ma anche da parte dello stesso sindaco Bertinelli.

«Quello che mi preme sottolineare – conclude Sammartino – è che rispetto alla questione drammatica del carcere, occorre ricostruire, senza inutili atteggiamenti pregiudiziali, un'alleanza con tutti gli attori del territorio, (privati e pubblici), restituendo alla cittadinanza il senso profondo e anche la bellezza di sentirsi una comunità, con la convinzione che in tempi in cui vige il motto della spending review, diventa ancora più determinante il ruolo creativo che ciascuno dei gruppi e associazioni può mettere a disposizione».

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