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Inceneritore, venerdì la sentenza

Inceneritore, venerdì la sentenza

Il processo sulle violazioni delle misure di sicurezza dell’impianto

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PISTOIA. Sarà pronunciata con ogni probabilità venerdì prossimo la sentenza sulle presunte violazioni delle misure di sicurezza all’inceneritore di Montale nell’ottobre 2007.

Il processo in corso, davanti al giudice Luca Gaspari, vede imputati l’ex presidente del Cis (gestore dell’impianto) Angelo Fazio e il responsabile tecnico Maurizio Capocci, entrambi 56enni. All’udienza di ieri hanno parlato l’avvocato Pamela Bonaiuti, in rappresentanza delle parti civili (Legambiente e Comitato contro l’inceneritore) e l’avvocato Andrea Niccolai, che difende Capocci. Venerdì toccherà al difensore di Fazio, l’avvocato Cecilia Turco, e alle eventuali repliche. Poi ci sarà la sentenza. Il pm ha chiesto per entrambi gli imputati ammende di 10.000 euro.

Il processo ruota attorno al blocco che scattò il 4 ottobre 2008 all’inceneritore, causato dall’intasamento degli ugelli che sparavano carboni attivi dentro la ciminiera per abbattere la concentrazione di diossina e altri inquinanti. In seguito a quel blocco scattarono le indagini della procura, affidate alla sezione di polizia giudiziaria della Guardia forestale, per verificare se la procedura ordinata dalla Provincia per l’immissione nell’impianto dei carboni attivi fosse stata o meno rispettata. Secondo la procura, in effetti, tra il novembre 2008 e il gennaio 2009 questo non avvenne: il carbone attivo veniva scaricato dalle cisterne – secondo l’accusa – senza attendere le analisi ordinate dalla Provincia.

La tesi difensiva, illustrata dall’avvocato Niccolai, è che i controlli venivano invece scrupolosamente rispettati, almeno per quanto riguarda la concentrazione di iodio, la sostanza chiave dei carboni attivi. I risultati delle analisi venivano telefonati da Lucca, sede dell’azienda incaricata, e solo dopo si procedeva allo scarico. Niccolai ha dimostrato che i tempi documentati agli atti sono compatibili con la sua ricostruzione. Niccolai ha aggiunto che comunque l’inconveniente agli ugelli non ha portato ad uno sfondamento dei limiti di emissione.

L’avvocato Bonaiuti, poco prima, aveva obiettato che delle telefonate sull’esito delle analisi non vi è traccia documentale agli atti del processo.(f.cl.)

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