Il Tirreno

Pistoia

Ancora tensioni tra medici e dirigenza

Ancora tensioni tra medici e dirigenza

Ieri l’incontro sul livello 2 (area medica e chirurgica) ma continuano le polemiche sull’organizzazione dell’intensiva

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PISTOIA. Le posizioni restano distanti. L’Azienda non riesce a convincere gli operatori sanitari sull’opera di organizzazione del nuovo ospedale. Nel caso specifico, non convince la dirigenza medica, i cui rappresentanti hanno incontrato ieri pomeriggio il direttore sanitario ospedaliero Roberto Biagini (project manager incaricato dall’Asl 3) e i responsabili dell’area medica e chirurgica, Stefano Bartolini e Sandro Giannessi. E i prossimi giorni si annunciano ancora caldissimi. Il trasferimento dovrebbe iniziare tra poco meno di un mese, ma il mondo della sanità pistoiese ci sta arrivando in maniera tutt’altro che tranquilla.

All’ordine del giorno del nuovo “round” di colloqui il livello 2 (area medica e area chirurgica). Ma nel corso dell’incontro sono state nuovamente affrontate le molte perplessità sull’assetto del livello 1 (intensiva e sub intensiva), che hanno scatenato vivaci proteste da parte degli operatori sanitari. E sembra che anche ieri le risposte dell’Azienda non abbiano tacitato timori e proteste dei dirigenti medici.

A differenza del Ceppo, organizzato in reparti (le Unità operative) il San Jacopo funzionerà per intensità di cure. Le degenze saranno suddivise non in base alle specialità mediche ma per livelli di assistenza. I livelli saranno tre: rianimazione e sub intensiva (primo livello), degenza di area medica e chirurgica (secondo livello), e bassa intensità (terzo livello, reparto che ospiterà i pazienti meno gravi).

I medici seguiranno i propri pazienti nei vari livelli, nel momento in cui si rendesse necessario un loro spostamento. Gli infermieri invece saranno assegnati ai livelli, su più specialità.

In terapia intensiva saranno presenti 12 posti letto, di cui 6 utilizzati (con un infermiere ogni due posti letto). Nella sub intensiva, che avrà 20 posti, ci sarà un infermiere ogni 4 pazienti. Secondo sindacati e dirigenti medici i posti in terapia intensiva non sono sufficienti. Durante il sopralluogo al cantiere dell’ospedale, la scorsa settimana, il project manager Biagini ha risposto che quei posti letto rispondono al fabbisogno, e sono calcolati sulle casistiche esistenti.

Poco convinti, dirigenti e sindacati hanno chiesto di presentare le casistiche, cosa che non è stata fatta nell’incontro di ieri. Secondo i sindacati l’Asl contravviene alle disposizioni della legge regionale del 2008 sulla continuità assistenziale. I posti letto destinati al primo livello, in pratica, sarebbero quelli (26-28) ma non la ripartizione, e non il modello di organizzazione scelto. La legge regionale stabilisce il coordinamento della sub intensiva sia affidato all’anestesista-rianimatore. Nel nuovo ospedale invece sarà attuato un coordinamento trasversale in base ai posti letto a disposizione per le varie specializzazioni (cardiologio, pneumologia ecc). Da affidare a chi non si sa ancora, e nemmeno il modo, sottolineano dirigenti medici e sindacati.

Sembra che i professionisti, soprattutto quelli più giovani, abbiano fatto presente l’enorme carico di responsabilità che una tale organizzazione comporta.

In pratica, quello che le parti contestano all’azienda è «un’organizzazione fondata non sui bisogni, ma sulla base delle risorse a disposizione». Sempre meno, com’è noto.

Tiziana Gori

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