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Pistoia

Carità è anche un gol di Balotelli in tv

Carità è anche un gol di Balotelli in tv

Dalla mensa dei poveri al “charity shop”: oggi alla don Siro Butelli l’orario è stato esteso dalle 10 alle 20

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PISTOIA. Da mensa a centro aggregativo. Da centro d’accoglienza a “charity shop”, negozio di carità ma soprattutto di dignità. Perché a volte il confine tra mera sussistenza e spinta nel riprendere un cammino interrotto, è anche questione di parole soprattutto per chi come la Caritas diocesana combatte oltre ai disagi derivanti dalla crisi economica, la crisi culturale dilagante che li amplifica e a volte li peggiora. E’ per questo che la Mensa “Don Siro Butelli”, da quest’inverno, ha ampliato in maniera sostanziale il suo orario di apertura che anche per Pasqua e Pasquetta sarà dalle 10 di mattina alle 20 di sera. È per questo che il Centro Mimmo è diventato un “Charity Shop” dove il vestiario e gli accessori si scelgono come sugli scaffali dei negozi e non vengono impacchettati a scatola chiusa. «Crediamo molto in questo – dice Marcello Suppressa, direttore della Caritas diocesana – perché pensiamo che tutto ciò renda dignità alle persone che chiedono aiuto. Rispondere alle esigenze di questo tempo difficile ci ha portato a ripensare la nostra missione perché davanti ci troviamo persone diverse rispetto a prima». Questo ha portato in primis ad una riflessione sulla Mensa “Don Siro Butelli”, dove da sempre Caritas in convenzione con il Comune apriva all’ora di pranzo per dare un pasto caldo giornaliero. L’avvicinarsi e l’aumento di uomini di mezz’età agli sportelli della Caritas, in seguito alla perdita del lavoro e allo scoppio di problemi che hanno mandato in frantumi un progetto familiare, ha posto come problema pressante oltre alla povertà economica, la solitudine. Per questo la mensa di via Nemoreto ha iniziato a tenere aperte le proprie porte oltre l’orario del pranzo. All’inizio l’ha fatto per dare ripario nei giorni del freddo pungente dell’inverno ma, poi, grazie all’aiuto di molti volontari, è riuscita a creare momenti di aggregazioni per i propri frequentatori anche nei giorni festivi che, insieme, hanno la possibilità di avvicinarsi ad uno strumento musicale o vedersi (ed esultare) ai gol di Balotelli in azzurro. «Insieme alle persone che vengono alla Mensa – continua Suppressa – grazie alle loro idee, abbiamo capito che cercavano un posto dove stare insieme durante il giorno. Così abbiamo iniziato a guardare dei film, abbiamo iniziato un laboratorio musicale e teniamo aperto la sera quando ci sono partite da vedere». Per ampliare l’orario di apertura e riuscire a dare oltre al pranzo, anche colazione e cena, la Caritas ha fatto leva su forze proprie, trovando tanti volontari nuovi che hanno messo a disposizione le loro abilità e un po’ del proprio tempo. L’investimento è grosso anche se, la sensazione, è che dalla mensa parta quella rivoluzione culturale che trova qualche chilometro più in là un’altra tappa importante. Avvicinandosi sempre più al centro storico infatti, in via del Bottaccio, le “api operose” sulla porta del “Charity Shop” aprono uno scrigno di stoffe, colori e gesti nuovi. Qui chi ha bisogno di vestiario, scarpe o accessori si trova davanti ad una stravagante esposizione fatta di indumenti usati e donati da scegliere. Talmente originale che si trovano maglie, giacche e pantaloni ma anche guanti di pizzo e addirittura un abito da sposa recentemente donato. Se possibile si può lasciare un’offerta, altrimenti si può barattare con qualcosa di proprio. «È un lavoro culturale molto impegnativo – continua il direttore della Caritas – parte dal ripensamento della semplice distribuzione di vestiario che diventa scambio di vestiti. Un luogo non solo per chi è povero e non ha niente ma per quella fascia grigia di persone che, purtroppo, aumenta. I volontari non preparano la borsa ma chi entra sceglie, per un massimo di 5 capi. Un gesto che rende dignità alle persone».

Elisa Pacini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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