Il Tirreno

Pistoia

Il sindaco accusa: panico strumentale sul «Pacini»

Silvia Cormio giudica l’iniziativa dei volantini «terrorismo psicologico» e attacca l’associazione Colò: «In 2 incontri non hanno fatto una sola proposta»

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MARCELLO. Allarme, agitazione, inquietudine sulla questione ospedale. La parola dominante che si sente è: chiusura dell'ospedale di San Marcello. Oppure: lo vogliono chiudere. D'altra parte si assiste alla diffusione di volantini anonimi, a prese di posizione di diverse organizzazioni, si raccolgono firme contro la chiusura, si vedono foto che mostrano mezzi di trasporto che sgombrano l'ospedale. L'Asl in conferenza stampa ha chiarito le intenzioni e le decisioni dell'ente. Oggi interviene il sindaco di San Marcello, Silvia Cormio, che non ha per niente apprezzato l’iniziativa dei volantini anonimi.

«Chiariamo subito una cosa: l'ospedale Lorenzo Pacini di San Marcello non chiude – dice il sindaco – È in corso una riorganizzazione, da tempo annunciata dall'azienda sanitaria».

In cosa concretamente consiste questa riorganizzazione?

«La chirurgia non sarà più attiva. Questo perché con l'entrata in attività del nuovo ospedale di Pistoia non ci sarà più il lavoro che qui veniva trasferito per far fronte alle liste di attesa che c'erano a Pistoia; inoltre ci sono ragioni di sicurezza, mancando qui il reparto di rianimazione. In ultimo perché tre valenti chirurghi che qui operavano sono andati in pensione. Rimane il reparto di medicina con 24 posti letto, si noti che l'occupazione era del 50% ed è scesa al 20% in questi ultimi anni. L'attività di ortopedia verrà potenziata, così come il pronto soccorso. Quindi nessun smantellamento silenzioso, ma riorganizzazione».

Si spieghi meglio e chiarisca se le richieste avanzate della commissione dei sei comuni montani sono state rispettate.

«La commissione ha lavorato molto. Ha incontrato associazioni, parti sociali, cittadini, medici ed ha messo a punto una sintesi di problemi a cui è stata data risposta: il 36% della popolazione montana è anziana ed ha bisogno di un tipo di assistenza domiciliare che il progetto Usl contempla; abbiamo una forte presenza turistica invernale che può arrivare anche a 200.000 presenze. Abbiamo chiesto e ottenuto la presenza di un medico ortopedico che nel periodo sciistico sarà presente sette giorni su sette, mentre per il resto dell'anno sarà valutata la reale necessità; abbiamo richiesto e ottenuto un buon pronto soccorso per la stabilizzazione del paziente ove sarà presente un medico per 12 ore; per il personale era previsto dall'Usl il trasferimento di 11 infermieri verso Pistoia e 2 Oss (operatori socio-sanitari). Dopo la trattativa con l'Usl saranno trasferite 9 infermiere e nessun operatore. Quindi posso dire che le richieste avanzate dalla commissione sono state accolte, ma non solo. L'Asl 3 ha introdotto, in aggiunta alle richieste, l'impiego di una autoambulanza infermieristica (nota: con personale specializzato a bordo). Inoltre, gli ambulatori di via Roma saranno trasferiti nell'ospedale Pacini».

L'associazione Zeno Colò, per bocca del presidente Emiliano Bracali, ha fatto sapere che al documento da loro elaborato non è stata data alcuna risposta.

«La Zeno Colò è stata ascoltata due volte dalla commissione, ma non ha fatto alcuna proposta. Ha inviato successivamente un documento che è giunto a lavori ultimati».

Conclusione?

«La chiusura non ha alcun fondamento. C'è chi vuol creare una situazione di panico. Tutto questo è molto strano. E' terrorismo psicologico».

Sauro Romagnani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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