L’ultima condanna per i permessi falsi
Due anni e 10 mesi a Daniela Pierini, accusata per l’ingresso illegale di immigrati cinesi. Era tra gli 11 arrestati nel 2009
PISTOIA. Condannata anche l’ultima imputata per i permessi facili agli immigrati cinesi. Daniela Pierini, 52 anni, pratese, funzionaria della prefettura di Firenze, dovrà scontare 2 anni e 10 mesi e pagare un’ammenda di 10.000 euro per aver procurato l’ingresso illegale di immigrati. Assolta, invece, dalle altre due accuse, l’associazione per delinquere e la corruzione.La sentenza è arrivata mercoledì sera, dopo le due ore di camera di consiglio che hanno chiuso un processo avviatosi nel novembre 2010.
La vicenda era esplosa un’anno e mezzo prima: con undici arresti, la polizia portò alla luce un’organizzazione ramificata, guidata dall’imprenditrice cinese di Prato Gu Lijun, che si occupava di fornire falsi documenti e agevolare l’ingresso in Italia di immigrati cinesi irregolari.
La notizia degli arresti destò molto scalpore. Tra le persone finite nelle maglie dell’inchiesta c’erano imprenditori, impiegati (anche una del Comune di Pistoia), volontari, persino un consigliere comunale di Pistoia, Pietro Mazzotta.
Tutti, secondo l’accusa, si davano da fare per fornire alloggi e posti di lavoro fasulli agli immigrati cinesi (in cambio di molto denaro, fino a 15.000 euro) e rendere così possibile il loro arrivo in Italia anche se non in possesso dei requisiti necessari. Secondo gli inquirenti i clienti del gruppo sarebbero stati, negli anni dal 2007 al 2009, oltre 300.
Nove degli undici arrestati (una ragazza cinese era minorenne) scelsero di essere gudicati con il rito abbreviato. Nel febbraio 2010 il Gup Alessandro Buzzegoli inflisse complessivamente 40 anni di reclusione ai membri dell’organizzazione. Solo Daniela Pierini, funzionaria della prefettura di Firenze, scelse la strada del processo ordinario, evidentemente convinta di poter dimostrare la propria estraneità alle accuse. La donna, in particolare, era accusata di aver inserito dal proprio computer i nomi di alcuni immigrati cinesi d’accordo con l’organizzazione, in modo da procurare loro l’ingresso in Italia. In aula il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a sei anni.
Ma durante il processo le accuse di corruzione e associazione per delinquere hanno evidentemente perso consistenza, visto l’esito finale. Secondo il tribunale la Pierini ha sì violato la legge per far entrare almeno due immigrati in modo non rispettoso della legge, ma è mancata la prova che abbia ricevuto soldi o altro in cambio. Oltretutto alla prefettura di Firenze non lavorava allo sportello unico per l’immigrazione ma si occupava dei casi di rifugiati politici. Inoltre il ruolo della Pierini è stato interpretato come mariginale rispetto al resto della “organizzazione”, nonostante che contro di lei avessero deposto diversi imputati, chiamandola direttamente in causa.
Inoltre durante le udienze diversi esponenti del mondo del volontariato fiorentino hanno testimoniato a favore della Pierini, che ha sempre assistito alle udienze.
Fabio Calamati
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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